Sul tuo negozio online il venditore sei tu. Nessuna piattaforma risponde per te.
Chi vende online all'estero da un marketplace ha, nei casi previsti dalla legge, qualcuno che si assume l'imposta verso il consumatore e la versa al fisco. Chi apre un e-commerce proprio no: a ogni ordine la merce attraversa un confine fiscale e doganale vero, e la catena — prezzo esposto, fattura, dogana, dichiarazione, reso — resta tutta sua. Questa pagina segue quella catena, ordine per ordine.
- IGICl'imposta indiretta delle isole, che non è l'IVA
- Doganaogni spedizione che lascia l'arcipelago è un'esportazione
- IOSSil regime d'importazione, che sposta l'IVA alla cassa
Su un marketplace qualcuno risponde per te. Sul tuo negozio, no.
Dal 2021 la direttiva IVA contiene una finzione giuridica: quando un soggetto passivo facilita, attraverso un'interfaccia elettronica — un mercato virtuale, una piattaforma, un portale — le vendite a distanza di beni importati in spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 euro, si considera che quei beni li abbia ricevuti e ceduti lui. È la regola del cosiddetto fornitore presunto, scritta nell'articolo 14 bis della direttiva 2006/112/CE, ed è la ragione per cui su Amazon, su eBay o su Etsy l'imposta verso il consumatore, in quei casi, la assolve la piattaforma.
La parola che regge tutto è facilita: presuppone un terzo la cui vendita viene facilitata. Shopify, WooCommerce o PrestaShop sono il software del tuo negozio, non un intermediario fra un venditore e un compratore diversi da sé: sul tuo shop il venditore e il soggetto obbligato sei tu, per ogni ordine e per ogni Paese di destinazione. L'eccezione si legge sul contratto — alcune piattaforme offrono servizi in cui si mettono loro stesse come venditore di riferimento e gestiscono imposte e dazi: non è il comportamento predefinito, ed è una cosa che si verifica sul servizio attivato. Da qui la struttura di questa pagina: non che cosa fa la piattaforma al posto tuo, ma la catena che ogni ordine percorre — e il punto in cui una decisione presa male si ripete su centinaia di spedizioni prima che qualcuno se ne accorga.
- 1 · Il prezzo espostoIl numero che il cliente vede contiene un'imposta diversa in ogni Paese, o non ne contiene nessuna: è una scelta, e va fatta prima di pubblicare il listino.
- 2 · La fatturaCon imposta, senza imposta, o con la menzione che spiega perché l'imposta non c'è. Tre documenti diversi per lo stesso prodotto.
- 3 · Il confineLe isole stanno fuori dal territorio IVA dell'Unione: il pacco che le lascia entra in quel territorio, con una dichiarazione doganale in uscita e uno sdoganamento all'arrivo.
- 4 · La dichiarazioneQuello che hai deciso alla cassa torna, mesi dopo, in una dichiarazione periodica. Se le due cose non coincidono, la differenza la trovi in verifica.
Lo stesso prodotto, quattro discipline: a decidere è dove abita il cliente
Stesso articolo, stesso prezzo, stesso magazzino. Cambia solo chi lo compra e dove vive, e cambiano il documento che emetti, il confine che attraversi e la dichiarazione in cui l'operazione finisce. È la variabile che confonde di più chi arriva da un negozio italiano, dove tutto questo non esisteva.
Il caso normale per chi vende dalle isole verso il proprio mercato di lingua italiana. In questo riquadro la Spagna peninsulare sta con l'Italia e non con le Canarie: ai fini dell'imposta indiretta delle isole, Madrid è fuori esattamente come Milano.
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Il prezzo alla cassa
Dipende da che parte dei 150 euro di valore intrinseco sta la spedizione. Sotto, l'imposta del Paese del cliente la incassi tu al momento del pagamento con il regime d'importazione. Sopra, la paga chi ritira al corriere, oppure te ne fai carico tu incorporandola nel prezzo con lo spedizioniere.
si decide prima del listino -
La fattura
Senza IGIC: è un'esportazione. L'esenzione riguarda i beni spediti o trasportati fuori dalle Isole Canarie, e in fattura va richiamata — non è un dimenticarsi l'imposta, è un'operazione qualificata.
art. 11 Ley 20/1991 -
Il confine
La merce unionale che parte dalle isole non paga dazi entrando in Italia o nella Spagna peninsulare: le Canarie stanno dentro il territorio doganale dell'Unione. La pratica però c'è — dichiarazione in uscita e sdoganamento all'arrivo — e la franchigia sui piccoli invii di valore trascurabile non esiste più dal 1º luglio 2021.
niente dazi, ma la dogana c'è -
La dichiarazione
Chi usa il regime d'importazione si iscrive con il Modelo 035 e dichiara con il Modelo 369, che in quel regime è mensile. E resta la contabilità ordinaria: una vendita esente non è una vendita che non si registra, e a fine trimestre deve tornare con quello che è uscito dal magazzino.
Modelo 035 · Modelo 369 -
Se torna indietro
Il pacco che rientra alle isole attraversa il confine nell'altro senso. È un'operazione doganale da governare, e le condizioni alle quali un rientro può essere trattato come merce di ritorno vanno verificate prima di pubblicare la politica dei resi.
Il mercato locale, spesso sottovalutato da chi arriva dall'Italia. Qui non c'è nessun confine: un pacco che da Gran Canaria va a Tenerife o a Lanzarote resta un'operazione interna, e l'IGIC non cambia da un'isola all'altra.
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Il prezzo alla cassa
Il prezzo contiene l'IGIC al tipo che compete a quel prodotto. Il tipo generale è il 7%, ma non è l'unico: la classificazione si fa prodotto per prodotto, non per categoria commerciale.
IGIC nel prezzo -
La fattura
Ordinaria, con l'imposta esposta: è l'unico dei quattro casi in cui l'IGIC compare davvero in un tuo documento, e l'unico in cui l'imposta pagata sugli acquisti e quella addebitata ai clienti si incontrano nella stessa dichiarazione.
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La dichiarazione
L'IGIC non lo gestisce l'amministrazione statale ma l'Agencia Tributaria Canaria: censimento dell'attività, autoliquidazione periodica e riepilogo annuale sono tre modelli distinti, con un calendario proprio.
modelli 400 · 420 · 425 -
Se torna indietro
Reso interno: si rettifica la fattura e l'imposta segue la rettifica. Nessuna dogana, nessun documento di trasporto internazionale da conservare.
Regno Unito, Svizzera, Stati Uniti, Sudamerica. La partenza somiglia al primo caso — la merce esce dalle isole allo stesso modo — ma l'arrivo è governato da regole che non sono europee.
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La fattura
Senza IGIC, come per l'Italia: quello che conta per l'esenzione è che la merce esca dalle isole, non dove arriva. Cambia la prova che dovrai conservare, non la qualificazione.
esportazione esente -
Il confine
Qui i dazi possono esserci davvero, e li stabilisce il Paese di arrivo insieme alle proprie regole d'importazione. Non esiste una risposta valida per tutti: si guarda mercato per mercato, prima di aprire la spedizione su quel Paese.
da verificare Paese per Paese -
Il prezzo e i conti
Chi paga imposte e diritti all'arrivo va scritto al momento dell'acquisto: è la differenza fra un cliente che riceve un pacco e uno che riceve una richiesta di pagamento inattesa. Nessuno degli sportelli unici europei copre queste vendite: restano la contabilità e la documentazione doganale di uscita.
Corsi, ebook, licenze, abbonamenti: molti negozi vendono beni fisici e prodotti digitali dallo stesso carrello, senza accorgersi che stanno applicando due discipline diverse nello stesso ordine.
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Il confine
Non c'è. Niente dogana, niente documento di trasporto, niente reso: sparisce tutta la metà logistica della catena, e resta solo quella fiscale.
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Verso un consumatore europeo
L'imposta è quella del Paese del cliente. L'impresa stabilita alle isole senza stabile organizzazione nel territorio IVA usa il regime «esterno all'Unione»; con una stabile organizzazione lì dentro, il regime dell'Unione.
Modelo 035 · Modelo 369 trimestrale -
Verso un'impresa europea
Vale la regola del destinatario: fattura senza imposta e inversione contabile a carico del cliente, con la menzione che spiega perché l'imposta non c'è.
come si fattura a un cliente europeo -
Il rimborso
Il digitale non torna indietro, ma si rimborsa. Ogni rimborso è una rettifica che deve arrivare nella dichiarazione giusta: a cavallo di due trimestri è l'errore più frequente.
Un solo catalogo, quattro discipline. Il negozio non le distingue da solo: le distingui tu, quando lo configuri.
Vendere online all'estero: dove finisce il checkout e comincia la dogana
La linea è la stessa della finzione del fornitore presunto: 150 euro di valore intrinseco per spedizione. Sotto, puoi incassare tu alla cassa l'imposta del Paese del cliente e spedire un pacco che all'arrivo non chiede più niente a nessuno: è il regime d'importazione, quello che molti chiamano IOSS. Sopra, il regime non si applica e si torna all'importazione ordinaria. Che cosa entri esattamente in quel «valore intrinseco» — per dire, se le spese di trasporto fatturate a parte ne restino fuori — è una definizione doganale da leggere prima di tarare il carrello, non da dedurre.
Sopra soglia le strade sono due, ed è una scelta di margine prima che di adempimento. Se imposte e diritti di sdoganamento restano a carico di chi riceve, per te è semplice e per il cliente è una sorpresa al citofono — a meno che tu non l'abbia scritto al momento dell'acquisto. Se invece te ne fai carico tu tramite lo spedizioniere, chi compra non riceve richieste di pagamento all'arrivo e il margine va ricalcolato Paese per Paese: un listino unico «imposte incluse» per tutta Europa, a prezzo esposto uguale, lascia margini diversi in ogni Paese.
C'è poi una domanda che va sciolta all'inizio e non a metà stagione: se un venditore stabilito alle isole possa iscriversi al regime d'importazione senza nominare un intermediario. L'obbligo dipende dallo stabilimento ai fini dell'imposta sul valore aggiunto, non dal fatto che le Canarie stiano dentro il territorio doganale — sono due confini diversi che quasi tutti confondono. È una verifica da fare sulla tua situazione, con la fonte in mano, prima di aprire il canale.
Il pacco che torna indietro
Un negozio online ha un tasso di reso reale, e chi vende dalle isole ha una cosa in più di chi vende da Milano: il reso rientra attraversando un confine. Non è un dettaglio operativo da risolvere con il corriere, è un'operazione doganale che qualcuno deve intestarsi, con dei documenti e con un costo.
Le domande da sciogliere sono tre, e vanno sciolte prima di scrivere la pagina dei resi del negozio. Dove torna la merce: alle isole, o a un punto di raccolta nel Paese del cliente. Chi presenta la dichiarazione in entrata e con quali documenti. A quali condizioni un bene già uscito e poi rientrato possa essere trattato come merce di ritorno, che è l'istituto doganale pensato proprio per questo: se e come si applichi al tuo flusso è la verifica da cui dipende tutto il resto, e non si dà per scontata in nessuna direzione.
Va distinto dal caso, molto più chiaro, dello stock che entra: quando importi merce nelle isole per rifornire il magazzino, all'ingresso si applicano l'IGIC all'importazione ed eventualmente l'AIEM, l'arbitrio che protegge alcune produzioni locali. Quali voci di catalogo vi rientrino si verifica una per una — è un costo di approvvigionamento, e va nel prezzo prima, non dopo.
La prova che la merce è uscita davvero
L'esenzione sulle vendite fuori dalle isole non poggia sulla fattura: poggia sul fatto che il bene sia stato spedito o trasportato fuori, e su ciò che lo dimostra. Documento di trasporto, dichiarazione doganale, coerenza fra quello che il negozio ha venduto e quello che è partito davvero. Si conserva dal primo ordine, non dal primo controllo.
Mettiamo in ordine i tuoi flussiDove sta la merce quando arriva l'ordine
Prima della forma giuridica, prima dei regimi agevolati, prima di qualunque conto: dove si trova fisicamente il prodotto nel momento in cui qualcuno lo compra. È la domanda che facciamo per prima in consulenza, perché da lì dipendono l'esenzione, la dogana e perfino la solidità della struttura societaria.
Dove sta la merce nel momento in cui arriva l'ordine?
Non dove è registrata la società: dove si trova materialmente il prodotto.
E in quel magazzino come ci arriva?
Perché il flusso in entrata ha una disciplina sua, distinta da quella delle vendite.
È il caso più lineare, e quello con meno domande aperte
Le vendite fuori dalle isole sono esportazioni esenti, quelle interne portano l'IGIC, e il magazzino è una presenza vera: quando si discute di dove stia la sostanza, è un elemento di fatto che si mostra con dei documenti. Restano due cose da presidiare, e sono lavoro ordinario: la prova dell'uscita della merce e la classificazione di ogni voce del catalogo.
Allora il conto comincia prima della vendita
All'ingresso della merce nelle isole si applicano l'IGIC all'importazione ed eventualmente l'AIEM. È un costo di approvvigionamento che va nel prezzo di listino fin dall'inizio, e che si valuta insieme al regime dell'imposta indiretta: chi rinuncia a detrarre l'imposta sugli acquisti, con un magazzino da rifornire, sta rinunciando a qualcosa di concreto.
Il trasferimento è già un'operazione, e sposta il baricentro
Portare stock in un deposito nella Spagna peninsulare o in un centro logistico europeo non è una questione di logistica: il trasferimento della merce ha una sua qualificazione, e le vendite che partono da quel deposito seguono le regole del Paese in cui si trova. In più il magazzino, che alle isole sarebbe la tua sostanza, sta da un'altra parte: è esattamente quello che guarda il fisco italiano quando contesta una società estera.
Allora non stiamo parlando di questa pagina
Se la merce non passa mai dalle isole, non c'è nessuna esportazione canaria da esibire e la sostanza alle Canarie è tutta da costruire altrove: è un modello diverso, con problemi diversi, e ha una pagina sua nella striscia qui sotto. Dirlo prima evita di costruire una struttura sul presupposto sbagliato.
Più aliquote e tre amministrazioni: le tasse di un e-commerce alle Canarie
Un professionista che vende servizi applica il tipo generale e ha finito. Chi vende beni ha un catalogo, e ogni riga del catalogo va classificata: è la differenza di lavoro che separa un negozio online da qualunque altra attività digitale.
Il tipo generale, e tutti gli altri
Il 7% è il tipo generale dell'IGIC, non l'unico: accanto ci sono un tipo zero per i beni essenziali, tipi ridotti e tipi più alti fino a quello sui tabacchi lavorati, e l'elenco viene ritoccato dalle leggi di bilancio canarie. Quale si applichi a un prodotto non si deduce dalla categoria commerciale: si verifica voce per voce, e un'aliquota copiata dall'anno prima si ripete su tutto il catalogo.
Tipi impositivi dell'IGIC — Agencia Tributaria Canaria, alla data di aggiornamento di questa paginaLe amministrazioni, prima ancora della dogana
L'Agencia Tributaria Canaria per l'IGIC, l'amministrazione statale per l'imposta sul reddito o sulle società e per gli sportelli unici europei, la previdenza per i contributi. Per gli altri mestieri digitali l'elenco finisce qui. Per un negozio si aggiunge la dogana, che non è un portale in cui entrare ogni tre mesi ma un documento per ogni spedizione, con date proprie e qualcuno che se lo intesta.
Agencia Tributaria Canaria — modelli 400, 420 e 425; Agencia Tributaria — sportelli unici IVAL'anno in cui il software dovrà essere conforme
Le fatture di un negozio non le scrive una persona: le emette un programma. La normativa antifrode spagnola impone registri firmati, concatenati e tracciabili, con l'obbligo che parte dal 1º gennaio 2027 per chi presenta l'imposta sulle società e dal 1º luglio 2027 per gli altri, autonomi compresi. Vale anche in regime IGIC — e un gestionale tarato solo sull'IVA peninsulare non tratta bene né l'IGIC né le operazioni senza imposta.
Real Decreto 1007/2023 e Orden HAC/1177/2024; calendario oggi vigente fissato dal Real Decreto-ley 15/2025Aprire un e-commerce in Spagna: prima i flussi, poi la struttura
La domanda che arriva per prima — autónomo o società? — è quasi sempre la terza in ordine di importanza. Prima vengono dove sta la merce e dove sei tu; poi la forma; poi, solo se i requisiti ci sono davvero, i regimi speciali.
C'è poi il lato italiano, che non riguarda la forma ma il luogo delle decisioni. Dal periodo d'imposta 2024 si considera residente in Italia la società che per la maggior parte dell'anno vi ha, in alternativa fra loro, la sede legale, la sede di direzione effettiva o la gestione ordinaria in via principale: basta uno solo dei tre criteri. Un magazzino, del personale e delle spedizioni che partono davvero dalle isole sono elementi di fatto che si documentano; una società amministrata di fatto dall'Italia non ne ha. E fra i due Paesi funziona lo scambio automatico di informazioni.
Si parte quasi sempre da autónomo
Costi di struttura contenuti, avvio rapido, accesso ai regimi semplificati dell'imposta indiretta per il mercato locale. Il contributo previdenziale spagnolo, però, non segue la stagionalità di un negozio: si versa anche nei mesi in cui partono più resi che ordini, e va messo nel piano accanto al magazzino fermo. Gli incentivi per chi apre esistono, ma si chiedono: ognuno ha la sua domanda e la sua finestra.
prima del primo ordineLa società entra quando pesa qualcos'altro
La responsabilità per il prodotto venduto a consumatori in tutta Europa, i volumi, la volontà di trattenere gli utili nell'impresa invece di prelevarli. Sono tre ragioni diverse, e nessuna delle tre è l'aliquota nominale. La costituzione di una Sociedad Limitada si valuta sui tuoi numeri, non su una regola.
quando i numeri lo chiedonoI regimi speciali chiedono sostanza, non sede
Il tipo speciale del 4% della Zona Especial Canaria non si applica a tutto l'utile: riguarda la parte di base imponibile riconducibile a operazioni realizzate materialmente ed effettivamente nell'ambito geografico del regime, entro un tetto legato all'occupazione creata. E l'accesso chiede una nuova entità, direzione effettiva alle isole, un investimento minimo e un numero minimo di posti di lavoro: per una rivendita gestita da remoto quei requisiti non ci sono.
solo con i requisiti veriTasse e dogana di un e-commerce proprio: quello che ci chiedono
Se vendo dalle Canarie a un cliente italiano, in fattura ci metto l'IGIC?
No: è un'esportazione, e le cessioni di beni spediti o trasportati fuori dalle Isole Canarie sono esenti. Ma l'imposta non sparisce dal viaggio: all'arrivo in Italia entra in scena l'IVA italiana. Sotto i 150 euro di valore intrinseco per spedizione puoi incassarla tu alla cassa con il regime d'importazione; sopra, si paga in dogana — dal cliente o da te, a seconda di come hai impostato la spedizione. Quello che non esiste più è la franchigia sui piccoli invii: dal 1º luglio 2021 l'imposta di destinazione si applica dal primo euro.
Shopify o WooCommerce si occupano dell'IVA al posto mio?
In via generale no. La regola del fornitore presunto riguarda chi facilita con un'interfaccia elettronica le vendite a distanza di beni importati fra un venditore e un compratore terzi: è il caso dei grandi mercati virtuali, non del software con cui hai costruito il tuo negozio. C'è però una riserva, e si verifica sul contratto: alcune piattaforme offrono servizi in cui si mettono loro stesse come venditore di riferimento e gestiscono imposte e dazi. È un servizio che si attiva, non un comportamento predefinito.
Con il regime del piccolo imprenditore non addebito l'IGIC: vale anche sulle vendite in Italia?
È la domanda che ci arriva più spesso, e nasce da una sovrapposizione fra due piani. Le vendite in Italia sono esportazioni e non scontano IGIC in nessun caso, con o senza regime speciale. Il regime del piccolo imprenditore riguarda solo le operazioni interne alle isole, è riservato alle persone fisiche, si esercita con la dichiarazione censuale e ha un prezzo: chi vi accede rinuncia a detrarre l'imposta pagata sugli acquisti — che per chi tiene un magazzino non è poco. La soglia e la data da cui decorre il limite nuovo sono state modificate di recente: qui non le scriviamo, le verifichiamo alla fonte sui tuoi volumi prima di proporti l'opzione. Vedi l'articolo sull'esenzione IGIC per i piccoli imprenditori.
Con la Zona Especial Canaria pago il 4%: conviene per un negozio online?
Solo se la sostanza c'è, e comunque il 4% non si applica a tutto l'utile: riguarda la parte di base imponibile riconducibile a operazioni realizzate materialmente ed effettivamente nell'ambito geografico del regime, entro un tetto che dipende dall'occupazione creata. L'accesso chiede una nuova entità, direzione effettiva alle isole, un investimento minimo in immobilizzazioni e un numero minimo di posti di lavoro da mantenere per tutta la durata dell'autorizzazione. Per una rivendita gestita da remoto quei requisiti non si soddisfano; per un progetto con magazzino e personale il discorso si apre, e va confrontato con l'alternativa più semplice di una società ordinaria.
Nessuna piattaforma mi dichiara: vuol dire che il fisco non mi vede?
No, vuol dire che nessuno tiene i conti al posto tuo. Gli operatori di piattaforma hanno un obbligo europeo di identificare i venditori e comunicarli all'amministrazione finanziaria; il tuo negozio non è una piattaforma e in quelle comunicazioni non compare. Restano però gli incassi, i conti, lo scambio automatico di informazioni fra Stati e le dichiarazioni doganali di ogni spedizione. La differenza è che la ricostruzione dei tuoi numeri la devi fare tu, e deve reggere da sola.
Che cosa serve al mio negozio oltre alla parte fiscale?
Chi vende online in Spagna deve rendere accessibili in modo permanente e gratuito i propri dati identificativi — denominazione, domicilio, contatti, codice fiscale, dati di iscrizione al registro delle imprese — e, per le professioni regolamentate, collegio e numero di iscrizione. Accanto, dalla normativa a tutela dei consumatori, arrivano le condizioni di vendita accessibili prima dell'ordine e il diritto di recesso; e poi protezione dei dati e cookie. Su un marketplace molte di queste cose le metteva la piattaforma: sul tuo negozio no, ed è la parte in cui uno studio che è anche legale serve più di un consulente solo fiscale.
Le altre attività digitali
Ogni attività ha la sua pagina, perché i problemi non sono gli stessi: chi vende merce incontra la dogana, chi vende servizi incontra il luogo della prestazione, chi investe incontra i report del broker.
Parliamo del tuo negozio online
Ci racconti che cosa vendi, dove sta la merce e in quali Paesi spedisci. Ti diciamo quali adempimenti si aprono, in che ordine si fanno e quali domande vanno verificate prima di pubblicare il listino.
- Un'ora con un commercialista dello studio, in italiano.
- In videochiamata, oppure nel nostro ufficio a Las Palmas.
- Ti diciamo anche quando non conviene: capita, e lo diciamo.
- Costa 120 € + IGIC, e lo sai da qui: non lo scopri alla fine.
Il Kit per trasferirsi alle Canarie. Gratis, subito.
Ventinove pagine: i nove passi nell'ordine in cui servono davvero, i costi indicativi, gli errori che costano cari e i link ufficiali. Nei tre mesi dopo ti scriviamo noi dello studio, un passaggio alla volta: nessun indirizzo ceduto a terzi, e ci si cancella con un clic.
- 29 pagine
- Edizione 2026/2027