Influencer: una collaborazione non è un incasso, è un contratto che attraversa una frontiera.
Chi lavora con i marchi non viene pagato da una piattaforma: viene pagato da un'azienda che compra pubblicità, e quasi sempre da un'azienda che sta dall'altra parte di un confine fiscale. Per questo le tasse di un influencer non si decidono al bonifico: si decidono al brief, quando si stabilisce che cosa il marchio compra, in che forma paga e che cosa ti spedisce a casa.
- Permutail prodotto che ricevi per parlarne è un pagamento
- Doganail pacco del marchio entra alle isole come importazione
- IGICl'imposta delle isole, che al marchio italiano non si addebita
Le tasse di un influencer non nascono al bonifico: nascono al brief
C'è già una pagina, su questo sito, per chi vive dei compensi che arrivano dalle piattaforme: è quella sulla fiscalità di creator e streamer, e risponde alla domanda «da dove arrivano i soldi». Questa risponde a un'altra domanda, che è il mestiere vero di chi lavora con i marchi: che cosa succede dentro una singola collaborazione, dal brief al bonifico.
Le Canarie sono in Europa ma fuori dal territorio dell'IVA: al suo posto c'è l'IGIC, un'imposta spagnola ma canaria, con una propria amministrazione. Per chi collabora con i marchi la conseguenza è netta e non intuitiva: il marchio milanese, l'agenzia di Madrid e la piattaforma con sede in Irlanda stanno tutti e tre «fuori». Non è una questione di distanza, è una questione di confine — e una collaborazione lo attraversa più volte: quando il prodotto ti viene spedito, quando pubblichi, quando fatturi, quando il marchio riusa il contenuto in una campagna a pagamento. Ogni passaggio lascia un documento o un obbligo, e quando arriva il bonifico le decisioni che contavano sono già state prese tutte.
- 1 · Il briefIl marchio dice che cosa vuole e per quali canali. Fiscalmente non è ancora successo nulla, ma qui si decide se stai vendendo una prestazione o anche l'uso del tuo nome e del tuo volto.
- 2 · L'accordoDurata, territorio, canali, esclusiva, riuso: sembrano clausole commerciali, e sono le stesse che decidono che cosa fatturerai e come.
- 3 · Il prodotto e il contenutoIl pacco parte e alle isole entra come importazione. Il bene che resta a te ha un valore. Il contenuto esce riconoscibile come pubblicitario.
- 4 · La fattura e l'incassoUn documento che deve dire anche perché un'imposta non c'è, e un incasso che nessuno ha tassato al posto tuo.
In che forma ti paga il marchio: quattro modi, quattro documenti
In quasi tutti i lavori il corrispettivo è denaro e basta. Qui no: una collaborazione può essere pagata in denaro, in prodotti, in tutti e due, oppure comprando il diritto di riusare quello che hai pubblicato. Cambia la forma del pagamento, non l'obbligo di documentarlo — ed è il punto in cui si concentrano gli errori.
Il caso normale: un marchio o un'agenzia ti ingaggia per una campagna e paga un compenso in denaro. Quasi sempre ha sede fuori dalle isole, e quello — non il luogo da cui pubblichi — decide l'imposta indiretta.
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Il documento
Una fattura al marchio, con il suo numero identificativo accanto al tuo. Per i servizi fra imprese la prestazione si considera realizzata dove ha sede il cliente: se il cliente sta in Italia, a Madrid o a Dublino, l'operazione non si localizza alle isole.
fattura senza imposta -
La dicitura
Il documento deve dire perché l'imposta non c'è: è la menzione dell'inversione del soggetto passivo. Senza, la fattura è formalmente incompleta.
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Chi trattiene
Nessuno, se il marchio è estero: un committente che non opera in Spagna con una stabile organizzazione non è sostituto d'imposta spagnolo. Incassi il lordo, e l'imposta la versi tu con gli acconti.
nessuna ritenuta alla fonte -
Dove si sbaglia
Mettere in fattura un'imposta che non doveva esserci — l'IVA alle isole non esiste, e l'IGIC non si addebita a un cliente stabilito altrove. È il motivo più frequente per cui l'amministrazione del marchio rimanda indietro il documento.
Il marchio non manda denaro: manda il prodotto perché tu ne parli. È il caso che quasi tutti trattano come se non fosse successo niente, e invece è il pagamento in natura di una prestazione pubblicitaria.
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Che cosa ricevi
Un bene che ha un valore di mercato. Quel valore è il tuo compenso: non cambia natura perché è arrivato in una scatola invece che su un conto.
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Il documento
La fattura si emette lo stesso. L'obbligo di documentare l'operazione non dipende dal fatto che ci sia un'imposta da addebitare, e vale anche quando l'operazione si considera realizzata fuori dalle isole.
fattura comunque -
Dall'altra parte
Anche l'azienda che consegna il bene ha i propri obblighi su quella consegna. È il motivo pratico per cui il valore conviene concordarlo prima: lo state dichiarando in due.
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Dove si sbaglia
Farsi spedire il pacco a un indirizzo italiano «così non passa in dogana». La pratica doganale si evita, il compenso no: il bene resta reddito da dichiarare dove sei residente, e il marchio lo ha comunque registrato come consegna.
la scorciatoia che complica
La forma più frequente nelle campagne strutturate: un compenso in denaro, più il prodotto che resta a te. Sono due componenti dello stesso corrispettivo, e vanno sommate.
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Il corrispettivo
La base del tuo compenso è la somma delle due parti: il denaro concordato e il valore di mercato del bene che ti resta. Un solo documento, con il corrispettivo per intero.
una somma, non due storie -
I viaggi e le esperienze
Un soggiorno, un volo, l'ingresso a un evento offerti in cambio di contenuti seguono lo stesso ragionamento del prodotto: sono una controprestazione, non un'ospitalità.
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Dove si sbaglia
Fatturare soltanto il bonifico e considerare il resto «un extra». È l'errore che davanti a una verifica non è ricostruibile, perché la parte mancante non ha lasciato tracce nei tuoi conti.
Il marchio non compra solo il post: compra il diritto di riusarlo — sulle proprie pagine, nelle inserzioni a pagamento, per un certo tempo e in un certo territorio. È un oggetto contrattuale diverso dalla prestazione.
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Che cosa si vende
Non le ore di lavoro, ma una licenza: durata, territorio, canali, esclusiva. Un riuso di due anni in campagne a pagamento è una cosa diversa da un post, e si paga diversamente.
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Perché e come si separa
La prestazione pubblicitaria e la cessione dell'uso del nome, del volto o del contenuto sono contratti diversi: tenerli dentro un compenso unico indistinto è il modo più semplice per farsi riqualificare l'intero rapporto. Si separano per iscritto, con criteri difendibili, prima della pubblicazione.
due voci, non una -
Dove si sbaglia
Firmare l'ordine di inserzione senza guardare durata, territorio, canali ed esclusiva. Sono le quattro righe che dicono quanto vale davvero quello che stai vendendo.
Quattro forme di pagamento, quattro documenti: nessuna delle quattro è «niente».
I prodotti che ricevi non sono regali
Un bene inviato perché tu ne parli non è un omaggio: è il corrispettivo di una prestazione pubblicitaria. Si valuta al suo valore di mercato, quel valore entra nel reddito dell'attività, e l'operazione va documentata come qualsiasi altra. È vero anche quando nessuno ha firmato niente e l'accordo è nato in un messaggio.
Essere pagati in natura, però, non cambia chi è il tuo cliente. Se il marchio ha sede in Italia o l'agenzia sta a Madrid, la tua prestazione resta fuori dal campo dell'IGIC anche quando il compenso è una borsa: quello che cambia è il valore da dichiarare, non l'imposta da addebitare. È una distinzione che si perde spesso, e che porta le persone a mettere un'imposta dove non serviva.
La parte pratica è meno solenne e più utile: si tiene un elenco. Data, che cosa è arrivato, da chi, il valore concordato con il marchio, il contenuto a cui si riferisce. Scritto il giorno stesso vale un dato; ricostruito a marzo vale una stima, e una stima davanti a una verifica non si difende.
Il pacco che parte da Milano, alle isole arriva in dogana
Le Canarie sono dentro il territorio doganale dell'Unione e fuori dal territorio dell'IVA. Un bene che entra alle isole è quindi un'importazione, non una spedizione interna: per il marchio che spedisce è una notizia, per te è un costo e un ritardo che nessuno aveva messo in conto. E non cambia da un'isola all'altra: che il pacco sia diretto a Tenerife, a Gran Canaria o a Lanzarote, all'arrivo è sempre un'importazione.
Fino a 150 euro di valore globale la spedizione si può dichiarare con il modello semplificato H7 e l'ingresso è esente dall'IGIC. Sopra quella soglia si entra nel regime ordinario, con dichiarazione doganale e IGIC all'importazione. L'esenzione, però, non copre tutto: restano fuori le bevande alcoliche, i profumi e le acque di colonia, il tabacco greggio o lavorato e i prodotti del tabacco riscaldati o senza combustione, i liquidi per sigarette elettroniche e le bustine di nicotina d'uso orale. Per chi riceve pacchi di bellezza la voce che pesa di più è la seconda: un profumo non entra esente nemmeno se costa venti euro.
Poi c'è l'AIEM, il tributo canario sulle importazioni e sulle consegne di merci, che è un discorso a parte: riguarda un elenco di merci e non ha nessuna franchigia di basso valore, tanto che la merce soggetta non si può dichiarare con l'H7 nemmeno sotto i 150 euro. Se il tuo pacco vi rientri si controlla merce per merce, prima della spedizione. E attenzione a non confondere: le franchigie fra privati — quelle da 110 e 45 euro per gli invii senza corrispettivo — sono un'altra cosa e non coprono il pacco di un marchio.
Nel verso opposto, un bene che parte dalle isole verso l'Italia è un'esportazione: dal 1° luglio 2021 non esiste più la franchigia sui piccoli invii e l'IVA italiana si applica dal primo euro. Chi accanto alle collaborazioni vende anche merchandising trova il quadro completo in vendere online dalle Canarie, fra IGIC e dogana.
Produrre contenuti e vendere pubblicità non sono la stessa attività
Nella stanza in cui giri convivono due lavori: la produzione del contenuto e il servizio pubblicitario che vendi a un marchio. In Spagna la differenza non è filosofica — decide come ti iscrivi e, di conseguenza, se un cliente spagnolo ti trattiene una parte in fattura. Nella stessa stanza ci sono anche i costi: fotocamera, luci, montaggio, spazio. L'imposta che paghi su quegli acquisti si detrae, ma non se hai scelto la franchigia dei piccoli imprenditori, che a chi fattura quasi tutto fuori dalle isole toglie la detrazione senza dare nulla in cambio sulle vendite.
Guardiamo il tuo casoPartita IVA da influencer: in Spagna la voce «influencer» non esiste
In Italia si parte dal codice dell'attività; alle Canarie si parte dall'epígrafe delle tariffe dell'IAE, e la traduzione fra i due mondi non è una tabella. Per questo mestiere una voce dedicata non c'è: si applica la regola che classifica provvisoriamente le attività non previste nella voce che più le somiglia. E su chi crea contenuti l'amministrazione spagnola non ha ancora un criterio consolidato: le risposte pubblicate dalla Dirección General de Tributos non dicono tutte la stessa cosa.
Produzione di video e servizi fotografici
La prima risposta colloca l'attività fra la produzione di video e i servizi fotografici, cioè in sezione prima delle tariffe: attività imprenditoriale. Chi aveva posto la domanda dichiarava però di non percepire ricavi pubblicitari, e la cosa pesa.
consulta V0773-22 · 11/04/2022Professionisti delle attività artistiche
Due anni dopo la direzione cambia: chi svolge l'attività per conto proprio e in forma personale va nel gruppo 869 della sezione seconda, «altri professionisti collegati alle attività artistiche e culturali».
consulta V2390-24 · 21/11/2024Conferma, e un obbligo in più
L'ultima risposta conferma la sezione seconda e aggiunge un punto che vale per tutti: la fattura va emessa anche quando l'operazione si considera realizzata fuori e non è soggetta all'imposta.
consulta V2428-25 · 11/12/2025La differenza fra le due sezioni non è formale: decide la cassa. I rendimenti delle attività classificate come professionali subiscono la ritenuta dell'imposta sul reddito quando chi paga esercita a sua volta un'attività economica. Il committente spagnolo trattiene allora il 15% in fattura, ridotto al 7% nel periodo d'imposta di inizio dell'attività professionale e nei due successivi — a condizione di non averne esercitata una nell'anno precedente; per il gruppo 869 la riduzione è prevista anche quando i ricavi dell'anno precedente restano sotto una misura fissata dalla norma e rappresentano più del 75% dei tuoi redditi da lavoro e da attività economica. In nessuno dei due casi la riduzione è automatica: va comunicata per iscritto a chi paga, che deve conservarla firmata. Chi è iscritto a un epígrafe imprenditoriale, in via generale, non subisce ritenuta.
Dall'estero, invece, non trattiene nessuno. Un marchio italiano o un'agenzia francese che non opera in Spagna con una stabile organizzazione non è sostituto d'imposta spagnolo: ti paga il lordo, e l'imposta la versi tu con gli acconti — è il motivo per cui chi si abitua agli incassi «pieni» trova il conto intero alla fine dell'anno. Il meccanismo delle ritenute spagnole è spiegato in ritenute e retenciones alle Canarie.
Quale delle due posizioni valga per te non si decide leggendo una pagina: si decide guardando come lavori davvero — da solo, oppure con una struttura che regge anche senza di te — perché è quello il criterio che l'amministrazione usa. E si decide prima dell'apertura della posizione: un inquadramento sbagliato si trascina su ogni dichiarazione successiva.
Da chi arriva davvero quello che incassi?
Rispondiamo con le domande che facciamo in studio, nell'ordine in cui le facciamo. Non è un calcolatore e non dà un esito: serve a capire di che cosa parleremo e a mettere da parte le scorciatoie che circolano nei gruppi.
La parte più grossa dei tuoi incassi da dove arriva?
Le due strade convivono quasi sempre, ma pesano in modo diverso sugli adempimenti.
I marchi che ti pagano dove hanno sede?
È la domanda che decide se in fattura c'è un'imposta e se qualcuno trattiene una parte del compenso.
Fatture senza imposta, e nessuno che versi al posto tuo
La prestazione segue la sede del cliente e il documento esce senza imposta indiretta, con la sua dicitura. Nessun committente estero versa acconti per te: il discorso diventa quindi la cassa — quanto mettere da parte, con che periodicità si presentano le dichiarazioni e come si riconciliano gli incassi in valuta con i registri.
Qui l'IGIC compare davvero, e la ritenuta anche
Con un committente stabilito alle isole l'operazione è interna: l'imposta la addebiti tu e la versi con le autoliquidazioni periodiche. E se il tuo inquadramento è quello professionale, il cliente trattiene una parte già in fattura. Sono due colonne in più nella stessa contabilità, non un altro mestiere.
Allora si comincia dall'altra pagina
Se il grosso arriva dalle piattaforme — ricavi pubblicitari, abbonamenti, mance, programmi partner — il problema non è il contratto con il marchio ma la qualificazione di ogni tipo di incasso: è il tema della pagina sulla fiscalità di creator e streamer. Le due cose convivono, e quando convivono si tengono in un'unica contabilità.
Quello che la Spagna chiede a un influencer oltre alle tasse
Esiste un obbligo spagnolo che riguarda soltanto questo mestiere, se ne parla poco in italiano, e quasi nessuno lo raggiunge. Un decreto del 2024 definisce l'«usuario de especial relevancia» dei servizi di scambio di video: chi lo è deve iscriversi al registro statale dei prestatori di servizi di comunicazione audiovisiva. I tre requisiti contano solo se ci sono tutti e tre insieme.
Ricavi lordi dell'anno precedente
Maturati nell'anno naturale precedente e derivanti dall'attività svolta sui servizi di scambio di video. Sotto questa cifra il requisito non è soddisfatto, e gli altri due non si guardano nemmeno.
Real Decreto 444/2024, art. 3 — BOE-A-2024-8716Follower su un solo servizio
Oppure due milioni sommando più servizi. Si contano i seguaci sui servizi di scambio di video, non tutti i contatti di tutti i canali.
Real Decreto 444/2024, art. 4 — BOE-A-2024-8716Video pubblicati nell'anno
Nell'anno naturale precedente. È il requisito che dice che il registro guarda a un'attività continuativa, non a un video diventato virale una volta.
Real Decreto 444/2024, art. 4 — BOE-A-2024-8716Chi non li supera tutti e tre non è «usuario de especial relevancia» e non si iscrive a nulla: è una delle poche notizie che tolgono un'ansia invece di aggiungerla. Restano invece per tutti gli obblighi di trasparenza verso chi legge — un contenuto sponsorizzato è pubblicità e va reso riconoscibile come tale, nella lingua del pubblico e dove si vede, non in fondo alla descrizione. Non è materia fiscale: risponde a regole di trasparenza pubblicitaria, che hanno fonti proprie e autorità di controllo diverse da quella tributaria.
Tasse per influencer: quello che ci chiedono
Devo mettere l'IGIC sulla fattura a un marchio italiano?
In via generale no. Per i servizi fra imprese la prestazione si considera realizzata dove ha sede il cliente: la fattura esce senza imposta, con il numero identificativo del cliente e la dicitura sull'inversione del soggetto passivo, e l'imposta la assolve lui nel suo Paese. Vale allo stesso modo per un'agenzia di Madrid, perché ai fini dell'IGIC anche la Spagna peninsulare è fuori dal territorio dell'imposta. L'IGIC torna quando chi ti paga ha sede alle Canarie.
I prodotti che i marchi mi mandano sono regali?
Non se li ricevi perché tu ne parli: in quel caso sono il pagamento in natura di una prestazione pubblicitaria, si valutano al valore di mercato ed entrano nel reddito dell'attività. L'operazione va documentata anche quando non c'è un'imposta da addebitare, e anche l'azienda che te li manda ha i suoi obblighi su quella consegna. Per questo il valore conviene concordarlo prima con il marchio, invece di scoprirlo dopo.
Un pacco spedito da un marchio italiano arriva alle Canarie come arriverebbe a Milano?
No: è un'importazione, perché le isole stanno fuori dal territorio dell'IVA. Fino a 150 euro di valore globale si può usare la dichiarazione semplificata H7 e l'ingresso è esente dall'IGIC, con un elenco di merci escluse; sopra quella soglia servono la dichiarazione doganale e l'IGIC all'importazione. L'AIEM è un tributo distinto, riguarda un elenco di merci e non ha franchigia di basso valore. È una cosa da dire al marchio prima di spedire.
Il marchio spagnolo mi trattiene qualcosa dalla fattura?
Dipende da come sei inquadrato. Se l'attività è classificata fra quelle professionali, il committente spagnolo che esercita un'attività economica applica la ritenuta: il 15%, o il 7% nel periodo di inizio dell'attività professionale e nei due successivi, se nell'anno prima non ne avevi esercitata una e se lo comunichi per iscritto a chi paga, che deve conservare la comunicazione firmata. Se l'epígrafe è imprenditoriale, in via generale non c'è ritenuta. Dall'estero non trattiene nessuno, salvo che il committente abbia una stabile organizzazione in Spagna.
Quanto pago di contributi il primo anno?
Il regime previdenziale è quello spagnolo, nazionale e non canario: si versa dal primo giorno, anche con incassi bassi o nulli, su scaglioni calcolati sul rendimento netto previsto — e in quel rendimento entra anche il valore dei prodotti ricevuti, non solo il denaro. Per chi comincia esistono una quota ridotta statale — da chiedere espressamente all'apertura, non automatica, e limitata nel tempo — e una sovvenzione canaria con una dotazione che si può esaurire e una finestra annuale da rispettare. A fine anno la previdenza fa il conguaglio sui rendimenti reali. Gli importi cambiano con le leggi di bilancio: li trovi aggiornati in contributi, tarifa plana e cuota cero.
Mi conviene aprire una società per pagare il 4%?
Il 4% è il regime della Zona Especial Canaria, e non si sceglie: si ottiene rispettando requisiti che stanno nella legge. Chiede una società di nuova costituzione, un investimento minimo entro due anni, cinque posti di lavoro — tre nelle isole minori — entro sei mesi e mantenuti in media annua, la direzione effettiva alle isole e un'attività compresa fra quelle ammesse. Per una persona sola che lavora con la propria immagine, di norma non è la strada. E il termine di paragone onesto non è il tipo generale: nel 2026 una società con meno di un milione di euro di cifra d'affari sconta il 19% sui primi 50.000 euro di base imponibile e il 21% sul resto, e una società di nuova costituzione il 15% nei primi due esercizi chiusi in utile. I requisiti della ZEC sono elencati uno per uno nella guida alla ZEC.
Posso usare il regime Beckham?
Se sei un autonomo puro, in linea generale no: la norma elenca in modo tassativo le situazioni che danno accesso al regime — un contratto di lavoro, la carica di amministratore, un'attività economica riconosciuta come «emprendedora» al termine di una procedura apposita, il professionista altamente qualificato al servizio di imprese emergenti o impegnato in ricerca e sviluppo — e l'attività economica ordinaria non vi compare. Serve inoltre non essere stati residenti in Spagna nei cinque periodi d'imposta precedenti, e l'opzione si esercita entro sei mesi dall'inizio dell'attività: termine perentorio. Il quadro completo è in regime Beckham alle Canarie.
Le altre attività digitali
Ogni attività ha la sua pagina, perché i problemi non sono gli stessi: chi vende merce incontra la dogana, chi vende servizi incontra il luogo della prestazione, chi investe incontra i report del broker.
Parliamo della tua prossima collaborazione
Ci racconti chi ti ingaggia, in che forma ti paga e che cosa ti arriva a casa. Ti diciamo quali documenti nascono da una collaborazione, che cosa cambia rispetto all'Italia e in che ordine si fanno le cose.
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- Ti diciamo anche quando non conviene: capita, e lo diciamo.
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Ventinove pagine: i nove passi nell'ordine in cui servono davvero, i costi indicativi, gli errori che costano cari e i link ufficiali. Nei tre mesi dopo ti scriviamo noi dello studio, un passaggio alla volta: nessun indirizzo ceduto a terzi, e ci si cancella con un clic.
- 29 pagine
- Edizione 2026/2027