Forex e trading: alle Canarie non c'è un'aliquota agevolata. Ci sono regole diverse.
Chi opera in forex, in CFD o in derivati non ha merce, non ha clienti e quasi mai emette una fattura: ha un conto, un rendiconto e una fila di operazioni chiuse. Il nodo di chi si trasferisce non è quanto si tassa il trading in Spagna — quella scala è la stessa in tutto il Paese, e le Canarie non hanno il potere di cambiarla — ma quali operazioni si dichiarano, in che anno, e con quali regole si usano le perdite.
- Ahorroplusvalenze, dividendi e interessi finiscono nella stessa base
- 0ritenute: sul trading, in Spagna, non trattiene nessuno
- 2 mesila finestra sul riacquisto in perdita, che in Italia non esiste
Il 4% non riguarda il tuo conto titoli: come si tassa il trading in Spagna
Plusvalenze, dividendi e interessi di una persona fisica confluiscono nella base imponible del ahorro, la base del risparmio dell'imposta spagnola sul reddito. Quella base ha una scala composta da una parte statale e da una autonomica, uguali fra loro. E qui sta il punto che smonta metà delle cose che si leggono nei gruppi.
La Comunità Autonoma non ha il potere di toccare le aliquote autonomiche della base del risparmio: glielo vieta la legge sul finanziamento delle Comunità Autonome, che elenca espressamente ciò che non possono regolare (Ley 22/2009, art. 46.2.a). Non è che le Canarie non l'abbiano ancora fatto: non possono farlo, e nessuna futura legge di bilancio canaria può cambiarlo. Un residente a Gran Canaria paga sulla plusvalenza la stessa aliquota di uno di Madrid, e la stessa di chi vive a Tenerife o a Lanzarote: sulla base del risparmio l'isola non sposta nulla.
La scala del risparmio parte dal 19% sui primi 6.000 euro e sale per scaglioni fino al 30% oltre i 300.000, con i gradini intermedi al 21%, al 23% e al 27%: la fissano gli articoli 66 e 76 della legge spagnola sull'IRPF, e l'ultimo scaglione è stato portato al 30% dalla Ley 7/2024, con effetto dal 1º gennaio 2025. Il 4% della Zona Especial Canaria è invece l'imposta sulle società di un'entità ammessa a quel regime, e l'IGIC al 7% è l'imposta sui consumi: nessuna delle due tocca il reddito finanziario di una persona fisica.
Che cosa cambia allora, alle Canarie, per chi vive di mercati? Quattro cose, e nessuna delle quattro è l'aliquota sul trading.
- La scala autonomicaQuella canaria agisce sulla base generale — stipendio, pensione, attività d'impresa — non sulle plusvalenze.
- L'IGIC al posto dell'IVARiguarda i consumi e gli acquisti strumentali, non il risultato delle operazioni.
- Il patrimonioAlle Canarie l'imposta sul patrimonio non è abbuonata, e il conto del broker è patrimonio che cresce.
- I contributiTarifa plana e cuota cero esistono, ma valgono per chi svolge un'attività economica: non è il caso di tutti.
Rispetto all'Italia il confronto non ha un verso solo, ed è onesto dirlo qui invece che in fondo. L'imposta sostitutiva italiana sui redditi diversi di natura finanziaria è fissa al 26%; quella spagnola è una scala progressiva. Una scala progressiva pesa in modo diverso a seconda dell'importo dell'anno, e il punto in cui i due sistemi si incrociano non è un numero da stampare su una pagina: dipende da quanto entra nella base in quell'anno e da che cos'altro c'è dentro insieme alle plusvalenze.
Forex e CFD: che cosa vede il fisco spagnolo quando chiudi un'operazione
Il risultato di un contratto per differenze o di un contratto su una coppia di valute non è un «rendimento del capitale»: è una ganancia o pérdida patrimonial, e come tale entra nella base del risparmio. Per il forex l'amministrazione finanziaria spagnola ha precisato che vi rientrano sia i risultati originati dalla variazione del tasso di cambio, sia quelli originati dalla permuta finanziaria dei tassi di interesse delle due valute — cioè anche il rollover notturno, che quasi nessuno mette in conto.
La stessa risposta pone però due condizioni che non vanno perse: il margine deve avere mera funzione di garanzia ed essere marginale rispetto al nozionale, e le operazioni non devono essere di copertura di un'attività economica. Se una delle due manca, la qualificazione va rifatta da capo. Nel calcolo del risultato le commissioni di apertura e di chiusura entrano; gli interessi pagati per tenere aperta la posizione oltre la giornata no, perché sono un costo di finanziamento.
Quando si dichiara. Nel periodo d'imposta in cui avviene l'alterazione patrimoniale, cioè quando l'operazione si chiude o si liquida. Se il contratto prevede liquidazioni giornaliere che accreditano o addebitano ogni giorno il risultato sul conto, il risultato si produce giorno per giorno: dipende dalle condizioni del prodotto, non è una proprietà di tutti i CFD. In ogni caso «non ho prelevato niente» non è mai una ragione per non dichiarare.
E nessuno trattiene. In Spagna non esiste l'equivalente del regime amministrato italiano: le plusvalenze da azioni, da CFD e da derivati non subiscono ritenuta e si autoliquidano nella dichiarazione. La ritenuta del 19% c'è sui dividendi e sugli interessi, e sui rimborsi di fondi, ma non sui fondi quotati. Per chi arrivava da un intermediario italiano che faceva tutto lui, è il cambio di abitudine più grande del trasferimento.
Tre regole spagnole che decidono quanto paghi davvero
Se l'aliquota non cambia, che cosa cambia? Il modo in cui si forma la somma su cui l'aliquota si applica. Nessuna delle tre si ritrova tale e quale nel sistema italiano: la prima rovescia il criterio con cui eri abituato a decidere quale pacchetto vendere, la seconda in Italia non ha corrispondenti, la terza fa una cosa che in Italia non si può fare, perché lì le due categorie di reddito non si toccano. Sono regole tecniche, si imparano una volta, e chi opera spesso le incontra tutte e tre nello stesso anno.
Il lotto non si sceglie
Vendendo titoli omogenei si considerano ceduti per primi quelli acquistati per primi. Non esiste l'opzione di scegliere quale pacchetto vendere: il criterio è unico e obbligatorio, e cambia il risultato di ogni singola vendita.
Art. 37.2 della legge spagnola sull'IRPF (Ley 35/2006)La finestra sul riacquisto
La minusvalenza su titoli quotati non si computa se nei due mesi prima o dopo la vendita si acquistano titoli omogenei; per i titoli non quotati il termine è di un anno. La perdita non è persa: si integra man mano che si cedono i titoli rimasti in portafoglio.
Art. 33.5, lettere f) e g), Ley 35/2006La compensazione incrociata
Nella base del risparmio ci sono due cassetti: dividendi e interessi da una parte, plusvalenze e minusvalenze dall'altra. Dentro ciascun cassetto la compensazione è piena; fra i due, il saldo negativo di uno riduce il positivo dell'altro fino al 25%, e l'eccedenza si riporta nei quattro esercizi successivi. In Italia le minusvalenze non toccano i dividendi.
Art. 49 Ley 35/2006La stessa perdita, quattro calendari
È la regola che sorprende di più chi arriva dall'Italia, e sorprende in tutte e due le direzioni: c'è chi si vede negare una minusvalenza che credeva acquisita, e c'è chi rinuncia a una minusvalenza che invece gli spettava per intero. Cambia una sola variabile — quando hai comprato, rispetto a quando hai venduto in perdita — e cambia l'anno in cui quella perdita si può usare.
Il caso normale, ed è anche il più frequente: chiudi in perdita e su quel titolo non rientri. Serve come metro per gli altri tre.
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La vendita
L'operazione si chiude in perdita: l'alterazione patrimoniale è avvenuta, e la minusvalenza nasce in quell'esercizio.
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Il portafoglio
Nei due mesi precedenti e nei due successivi non compri titoli omogenei a quelli venduti.
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L'esito
La minusvalenza si computa nell'anno: compensa le plusvalenze dello stesso cassetto, e per quello che avanza si guarda l'altro cassetto e i quattro esercizi successivi.
si computa nell'esercizio
Il caso in cui rispondere «no» costa soldi veri. Un solo acquisto nei due mesi che precedono la vendita, e all'inizio di quel periodo di quel titolo non ne avevi.
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Il fatto
Compri un titolo, tre settimane dopo lo rivendi in perdita, e altri titoli omogenei non ne possiedi.
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La lettura
La finestra dei due mesi anteriori colpisce i riacquisti. Un acquisto che precede la prima vendita non è un riacquisto: l'amministrazione lo ha detto espressamente per il caso di un solo acquisto in quel periodo, senza titoli omogenei all'inizio.
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L'esito
La minusvalenza si computa per intero. Enunciata secca, la regola dei due mesi porterebbe a dire il contrario proprio nel caso più comune.
si computa per intero
Il gesto di fine anno: vendere in perdita a dicembre «per fare minusvalenza» e rientrare a gennaio sullo stesso titolo quotato. In Italia funziona, in Spagna no.
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Il gesto
Vendi in perdita negli ultimi giorni di dicembre e ricompri titoli omogenei nelle prime settimane di gennaio.
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La regola
Il riacquisto cade dentro i due mesi successivi alla vendita: la minusvalenza non si computa in quell'esercizio. Se il riacquisto è parziale, si blocca la parte proporzionale.
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L'esito
La perdita non sparisce: si integra man mano che cedi i titoli riacquistati che restano in portafoglio. Cambia l'anno in cui la puoi usare, non il suo importo.
differita, non persa
Partecipazioni non quotate, o comunque non ammesse alla negoziazione: stesso meccanismo, tempi molto più lunghi.
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Il titolo
Quote di società non quotate, partecipazioni in veicoli chiusi, titoli non negoziati su un mercato regolamentato.
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La finestra
Non è di due mesi: è di un anno prima e un anno dopo la vendita in perdita.
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L'esito
Prima di rientrare su una partecipazione non quotata il calendario va guardato per davvero: qui una distrazione di poche settimane sposta la perdita di un esercizio intero.
finestra di un anno
La perdita non sparisce mai: cambia soltanto l'anno in cui si può usare.
Da dove stai operando, e da quando?
Su questa attività la variabile che decide tutto non è il prodotto: è la residenza fiscale, e in particolare l'anno in cui cambia. Qui sotto ci sono le domande che facciamo davvero in prima consulenza, nell'ordine in cui le facciamo. Nessuna porta a un numero: portano a sapere quali carte servono, e in quale anno.
Dove sei residente fiscale nell'anno di cui parliamo?
Non è una formalità anagrafica: la residenza decide chi tassa che cosa, e l'anno del trasferimento è quello che crea più problemi.
Il conto titoli è rimasto presso un intermediario italiano?
Da residente fiscale in Spagna sei tassato sul reddito ovunque prodotto: il posto in cui sta il conto non cambia dove si dichiara, ma cambia molto quello che ti arriva già fatto.
I redditi di quel conto si dichiarano qui, ma le carte italiane servono lo stesso
L'intermediario italiano può aver applicato ritenute o imposte sostitutive prima che il trasferimento gli risultasse: si guardano insieme le certificazioni e la convenzione fra i due Stati, perché la stessa somma non venga tassata due volte. È il ragionamento descritto nella pagina sulla doppia imposizione fra Italia e Spagna.
Allora il lavoro è tutto di ricostruzione
Nessuno ti manda un modello precompilato e nessuno ha trattenuto niente: le operazioni si ricostruiscono dal rendiconto, con il cambio del giorno per i conti che non sono in euro — su un conto in dollari la plusvalenza in euro esiste anche quando il titolo non si è mosso. Il metodo, passo per passo, è quello della pagina trading e investimenti.
L'anno del trasferimento si guarda sul calendario, prima di operare
Chi tassa che cosa dipende da quando la residenza cambia e da come lo si documenta: chiudere una posizione importante nel mese sbagliato è una decisione che dopo non si corregge, e si evita solo guardando il calendario prima. Le condizioni e le prove sono elencate nella pagina su come si ottiene la residenza fiscale alle Canarie.
Se resti residente in Italia, operare dalle isole non sposta niente
Restano l'imposta sostitutiva italiana del 26%, il quadro RW per il monitoraggio delle attività estere e l'imposta sul valore delle attività finanziarie all'estero. La residenza non si trasferisce con il portatile: prima di qualunque conto guardiamo dove sei davvero, e la residenza fiscale è la prima cosa che verifichiamo.
Quello che va comunicato anche quando non c'è niente da pagare
È la parte che sfugge più spesso, perché sono obblighi di comunicazione: non producono un versamento, e proprio per questo nessuno se ne ricorda. Due riguardano l'amministrazione finanziaria, uno la banca centrale.
I beni e i conti all'estero
L'obbligo scatta quando una delle categorie previste supera i 50.000 euro al 31 dicembre; negli anni successivi si ripresenta se una categoria cresce di oltre 20.000 euro rispetto all'ultima dichiarata. I titoli esteri depositati presso un intermediario spagnolo non si indicano: li comunica già il depositario. È una dichiarazione informativa, non un'imposta — e va presentata anche quando non si deve un euro.
Regolamento generale delle attuazioni tributarie (RD 1065/2007), artt. 42 bis e 42 terIl patrimonio, che alle Canarie non è abbuonato
Il conto del broker è patrimonio, e le Canarie non hanno approvato nessun abbuono autonomico: si applica la normativa statale, con il minimo esente di 700.000 euro. La trappola è un'altra: il modello va presentato anche quando l'imposta è zero, se il valore lordo di beni e diritti supera i 2.000.000 di euro. Un conto titoli che cresce ci arriva senza che nessuno se ne accorga.
Agencia Tributaria — Impuesto sobre el Patrimonio, obbligo di dichiarazioneIl formulario del Banco de España
Obbligo statistico, distinto dal precedente e dimenticato quasi sempre. Si misura sulle transazioni con non residenti dell'anno precedente oppure sui saldi di attività e passività estere al 31 dicembre; sotto i cento milioni di euro la dichiarazione è annuale, entro il 20 gennaio. E quando l'importo non supera il milione di euro l'obbligo non sparisce: diventa da assolvere su richiesta espressa della banca centrale.
Banco de España, Circular 4/2012, norma terceraIl vecchio Modelo D-6 per le partecipazioni depositate all'estero non è invece più un adempimento del piccolo investitore: per le sole azioni e i titoli negoziabili detenuti senza intenzione di influire sul controllo di un'impresa — cioè per gli investimenti di portafoglio — l'obbligo di dichiarazione è stato soppresso dal Real Decreto 571/2023. Chi lo cita ancora come scadenza annuale sta leggendo una pagina vecchia.
Le scorciatoie che non funzionano: la società «per pagare il 4%» e la ZEC
Sono le due strade che quasi tutti hanno già esplorato prima di venire da noi, e si chiudono con le fonti in mano invece che con un'opinione. Meglio saperlo prima di firmare uno statuto che dopo.
La ZEC ammette soltanto le attività del suo elenco, e quella finanziaria non c'è
Il 4% è l'aliquota speciale dell'imposta sulle società prevista per le entità iscritte alla Zona Especial Canaria, e la condizione che chiude la strada non è un importo: è che l'oggetto sociale stia fra le attività elencate nell'allegato della legge. Quell'allegato è una lista di ciò che è ammesso, non un elenco di esclusioni — e l'attività finanziaria non vi compare. Non è una porta chiusa a chiave: è una porta a cui l'attività finanziaria non è invitata.
Il resto dei requisiti si legge dopo, e serve soprattutto a capire per chi è pensato il regime: società costituita apposta, direzione effettiva alle isole, un investimento minimo da realizzare entro due anni — 100.000 euro a Gran Canaria e a Tenerife, 50.000 nelle altre isole — e assunzioni entro sei mesi dall'iscrizione, cinque nelle due isole maggiori e tre altrove. L'elenco completo sta nella guida al regime ZEC.
La società che fa solo trading è una società patrimoniale
Se più della metà dell'attivo è costituita da valori, o comunque non è destinata a un'attività economica, la società è entidad patrimonial: ai fini dell'imposta sulle società non svolge attività economica, e questo si riflette sull'accesso ai regimi agevolati. Si riflette anche su chi la amministra: il regime degli impatriati non è precluso a chi amministra una società patrimoniale, ma solo se la sua partecipazione resta sotto la soglia che lo renderebbe parte collegata — in pratica il 25%. La porta non è chiusa: è stretta. E in ogni caso i motivi d'ingresso a quel regime sono tassativi, e il trading per conto proprio, in quanto tale, non è uno di quelli: ne parliamo nella pagina sul regime Beckham.
E quando non siamo lo studio giusto per te
Dirlo prima fa risparmiare tempo a tutti e due. Ci sono tre casi in cui la risposta è che non possiamo aiutarti.
- Se i rendiconti non ci sonoSenza lo storico degli acquisti non c'è base di costo, e con il FIFO obbligatorio la base di costo non si può nemmeno ricostruire a scelta: senza quei file resta una stima, che a un controllo non regge.
- Se stai operando con il denaro di altriGestire patrimoni altrui o dare raccomandazioni personalizzate è un'attività riservata a soggetti autorizzati: è una questione che viene prima della dichiarazione e che in dichiarazione non si sistema.
- Se cerchi l'aliquota prima delle operazioniNella base del risparmio l'aliquota dipende da quanto ci finisce dentro in tutto — plusvalenze, dividendi e interessi insieme — quindi prima si ricostruisce l'anno, poi si legge la scala. Mai il contrario.
Tasse sul trading e sul forex: quello che ci chiedono
Alle Canarie il trading si tassa al 4%?
No. Il 4% è l'imposta sulle società di un'entità ammessa al regime della Zona Especial Canaria, e quel regime ammette soltanto le attività elencate nell'allegato della sua legge: l'attività finanziaria non è fra quelle. Le plusvalenze di una persona fisica entrano invece nella base del risparmio dell'imposta sul reddito, con una scala che vale in tutta la Spagna e che la Comunità Autonoma non ha il potere di modificare — è un divieto di legge, non una scelta politica che domani può cambiare.
Devo aprire la partita IVA e pagare i contributi da autónomo per fare trading?
È la domanda su cui non diamo una risposta automatica, e il motivo è che la legge dà un criterio, non un elenco: l'articolo 27 della legge spagnola sull'IRPF chiede se stai ordinando per conto proprio mezzi di produzione o risorse umane per intervenire nella produzione o distribuzione di beni o servizi. Per i valori mobiliari non esiste nulla di simile al criterio oggettivo che la stessa legge fissa per la locazione di immobili: c'è solo quel criterio, e va applicato a quello che fai davvero. Alcuni elementi lo spostano in modo netto — vendere formazione o segnali, gestire denaro altrui, operare con capitale di terzi — e sono la prima cosa che guardiamo. La valutazione la facciamo prima di aprire qualcosa, non dopo, e non pubblichiamo una risposta uguale per tutti.
Il mio broker mi ha già trattenuto le imposte?
Sul trading, no. In Spagna non esiste l'equivalente del regime amministrato italiano: plusvalenze e risultati di CFD e derivati non subiscono ritenuta e si autoliquidano nella dichiarazione annuale. La ritenuta esiste sui dividendi e sugli interessi e sui rimborsi di fondi, ma non sui fondi quotati. Chi arriva dall'Italia spesso non dichiara niente il primo anno perché «ha sempre fatto tutto il broker»: è l'errore più frequente che vediamo, ed è anche quello che si paga con gli interessi.
Ho chiuso l'anno in perdita: recupero qualcosa?
Le minusvalenze compensano le plusvalenze dello stesso cassetto della base del risparmio; un saldo negativo può poi ridurre fino al 25% il saldo positivo dell'altro cassetto — quello dei dividendi e degli interessi — e l'eccedenza si riporta nei quattro esercizi successivi. Attenzione però alla finestra del riacquisto: se ricompri titoli omogenei entro due mesi dalla vendita in perdita, quella minusvalenza non si computa in quell'anno. Fra gli acquisti anteriori alla vendita la regola colpisce solo i veri riacquisti: se in quei due mesi hai fatto un solo acquisto e prima quel titolo non ce l'avevi, la minusvalenza si computa per intero.
Non ho mai prelevato niente dal conto: devo dichiarare lo stesso?
Sì. Il risultato si imputa al periodo in cui avviene l'alterazione patrimoniale, cioè quando l'operazione si chiude o si liquida, e non quando il denaro esce dal conto del broker. Per i contratti che prevedono liquidazioni giornaliere il risultato si produce addirittura giorno per giorno. Il saldo che resta sul conto non è un rinvio: è già materia dichiarata.
Devo dichiarare il conto che ho lasciato presso un broker italiano?
Da residente fiscale in Spagna sei tassato sul reddito ovunque prodotto, quindi i redditi di quel conto si dichiarano qui. E se il valore dei titoli e dei fondi detenuti all'estero supera i 50.000 euro al 31 dicembre scatta la dichiarazione informativa sui beni all'estero, che è una comunicazione e non un'imposta. Sul trattamento della liquidità ferma sul conto la risposta dipende da come si inquadra quel saldo: è una delle verifiche che facciamo sul caso, e non una regola da applicare a tutti.
Le altre attività digitali
Ogni attività ha la sua pagina, perché i problemi non sono gli stessi: chi vende merce incontra la dogana, chi vende servizi incontra il luogo della prestazione, chi investe incontra i report del broker.
Parliamo del tuo conto, non del tuo broker
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- Edizione 2026/2027