Vendere su Amazon: non è la tua sede a decidere le imposte, è il magazzino
Chi vende su Amazon dalle Canarie parte da una geografia fiscale particolare: isole dentro l'Unione europea ma fuori dal territorio dell'IVA comune, con un'imposta indiretta propria e le vendite verso l'esterno esenti. Poi arriva il giorno in cui si pensa di affidare la logistica alla piattaforma — e per entrarci lo stock deve uscire dalle isole. Da quel momento le tasse su Amazon non le decide più dove hai aperto la posizione: le decide dove dorme la merce.
- Fuori IVAle isole sono nell'Unione, ma non nel territorio dell'IVA comune
- Dentro doganarestano nel territorio doganale: niente dazi sulla merce unionale che esce
- DAC7la piattaforma comunica al fisco chi vende e quanto
Partita IVA per vendere su Amazon: prima di dove apri, conta dove tieni la merce
Su quasi tutte le altre attività digitali la posizione fiscale si decide una volta e poi resta ferma. Qui no: c'è un gesto, dentro il pannello del venditore, che somiglia a un'impostazione da spuntare e invece sposta l'amministrazione competente.
Le Canarie fanno parte dell'Unione europea ma non del territorio dell'IVA comune: al suo posto c'è l'IGIC, imposta indiretta propria riscossa da un'amministrazione propria. Restano invece dentro il territorio doganale dell'Unione: sulla merce unionale che esce non ci sono dazi, ma c'è una frontiera fiscale che si attraversa con dei documenti. Finché la merce sta qui il quadro è lineare, e lo abbiamo raccontato passo per passo nell'articolo su IGIC, esportazioni e dogana per chi vende online dalle isole.
Il punto in cui si complica non è fiscale: è logistico. Per portare i prodotti nella rete logistica della piattaforma lo stock deve uscire dalle isole — mesi prima che qualcuno compri, e a prescindere da quanto ne venderai.
- 1 · La posizioneResta canaria: dichiarazione censale, IGIC, contabilità, imposta sul reddito. Trasferire lo stock non chiude niente di quello che hai aperto.
- 2 · L'operazioneIl trasferimento della merce è un'importazione nel Paese del magazzino, e si perfeziona lì, nel momento in cui la merce arriva.
- 3 · Le vendite dopoNon sono più esportazioni dalle isole: seguono le regole del Paese in cui la merce si trova quando l'ordine arriva.
- 4 · Gli adempimentiSe ne aggiungono, non se ne tolgono. E i due lati — quello canario e quello del magazzino — devono raccontare la stessa cosa.
Dove dorme lo stock: tre configurazioni, tre mappe fiscali
Stesso negozio, stesso prodotto, stesso prezzo. A cambiare è soltanto da dove parte il pacco quando qualcuno compra, ed è quello a decidere chi versa l'imposta indiretta, a quale amministrazione e con quali documenti.
La configurazione di partenza di chi vive qui: il magazzino è tuo, sta alle isole, e spedisci ordine per ordine. È anche l'unica in cui tutto il quadro sta davanti a una sola amministrazione, quella canaria.
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La partenza
Ogni ordine diretto fuori dall'arcipelago è, ai fini dell'IGIC, una cessione di beni spediti verso un territorio terzo: fattura senza imposta, e la prova dell'uscita della merce da conservare insieme alla fattura.
esportazione esente -
La frontiera
All'uscita serve una dichiarazione doganale, che nei flussi di commercio elettronico presentano di norma il corriere o l'operatore postale. Non è lì che si pagano dazi: è lì che si certifica l'uscita e comincia l'imposta di destinazione.
dichiarazione doganale -
Chi incassa l'imposta dal consumatore
Per le vendite a distanza di beni importati nell'Unione di valore intrinseco fino a 150 € l'interfaccia elettronica è considerata fornitore e assolve l'IVA verso il consumatore. Sopra quella soglia si torna all'importazione ordinaria, con l'imposta riscossa alla frontiera del Paese di destinazione.
fino a 150 €: la piattaforma -
Il cliente che sta alle isole
Un ordine che non lascia le Canarie non è una vendita estera: è un'operazione interna, con l'IGIC dell'aliquota che compete a quel prodotto — il tipo generale è il 7%, ma il listino si classifica voce per voce.
IGIC, aliquota del prodotto -
Il regime di importazione
Chi ha la sede dell'attività alle Canarie e non dispone di alcuna stabile organizzazione nel territorio della Comunità può aderire al regime di importazione (IOSS) senza designare un intermediario: in quel caso lo Stato membro di identificazione è la Spagna, e non è una scelta fra tante. Da non sovrapporre alla tappa precedente: dove è la piattaforma a essere fornitore presunto, è lei ad assolvere l'imposta.
vale solo finché la merce parte da qui
Il caso di chi affida la logistica alla piattaforma: lo stock ha lasciato le isole e sta in un centro europeo. È una struttura del tutto legittima; cambia però tutta la mappa degli adempimenti, e va scelta sapendolo.
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Il trasferimento
Spostare la merce in Spagna peninsulare o in un altro Paese dell'Unione è un'importazione, e si perfeziona nel momento del trasferimento: prima di qualunque ordine, e a prescindere da quanto ne venderai.
importazione al trasferimento -
Il Paese del magazzino
Le vendite successive non sono più esportazioni canarie: sono vendite interne o vendite a distanza intracomunitarie, con gli obblighi del Paese in cui la merce si trova. Da un magazzino europeo non si importa più nulla, e il regime di importazione smette di essere il tuo.
regole IVA di quel Paese -
Chi è il soggetto passivo
Un'impresa stabilita solo alle Canarie è trattata come non stabilita nella Comunità ai fini dell'IVA. Per le cessioni a consumatori dell'Unione di merce che si trova già dentro la Comunità, l'interfaccia elettronica è fornitore presunto a qualunque importo — non solo sotto i 150 € — e la tua cessione alla piattaforma è esente.
nessuna soglia di valore -
Che cosa resta a te
Il trasferimento dello stock, la registrazione nel Paese del magazzino, i registri, e la coerenza fra quello che dichiari tu e quello che la piattaforma comunica. Non è meno lavoro: è lavoro diverso, davanti a un'altra amministrazione.
registri e coerenza
Nessun magazzino tuo: la merce parte da un fornitore che si trova già dentro il territorio dell'IVA, e tu non la vedi mai. È il caso di chi vende in conto terzi o senza scorte.
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La frontiera
Non c'è nessun passaggio doganale canario da gestire, perché la merce non entra e non esce dalle isole. Sparisce la pratica, non spariscono gli obblighi.
nessun passaggio doganale -
Chi è il soggetto passivo
Vale lo stesso ragionamento del caso precedente: venditore trattato come non stabilito nella Comunità, piattaforma fornitore presunto a qualunque importo per le cessioni ai consumatori dell'Unione.
la piattaforma -
Che cosa resti tu
Un imprenditore stabilito alle Canarie: dichiarazione censale, contabilità, imposta sul reddito e IGIC sui servizi che ricevi. Il fatto che la merce non passi mai di qui non alleggerisce la tua posizione, la rende solo meno visibile.
posizione canaria intera
La stessa vetrina, lo stesso prodotto: a cambiare è la freccia della merce.
Il pacco che esce dalle isole: esente non vuol dire senza imposta
È l'equivoco che ci arriva più spesso. «Esportazione esente da IGIC» descrive soltanto il tuo lato dell'operazione. L'imposta del Paese in cui il pacco arriva c'è comunque, e dal 1° luglio 2021 non esiste più nessuna franchigia per i piccoli invii: si applica dal primo euro.
La frontiera è fiscale, non geografica: che il collo parta da Gran Canaria, da Tenerife o da Fuerteventura, il trattamento è lo stesso. Quello che cambia è chi mette l'imposta sul tavolo alla fine del percorso: la piattaforma, la dogana di destinazione, o il cliente alla consegna se hai scelto di lasciargliela.
I dazi sulla merce unionale in uscita
Le Canarie sono escluse dal territorio dell'IVA comune, ma restano dentro il territorio doganale dell'Unione: un pacco di merce unionale che parte dalle isole verso l'Italia non incontra una tariffa doganale. Incontra una frontiera fiscale, che è un'altra cosa — e che chiede una dichiarazione, non un dazio.
Direttiva 2006/112/CE, art. 6 — territori esclusi dall'IVA che fanno parte del territorio doganaleL'articolo che regge l'esenzione
Le cessioni di beni spediti o trasportati verso un territorio terzo sono esenti dall'IGIC. Non è un'opzione da spuntare in fattura: è una qualificazione che, in caso di controllo, si dimostra con la documentazione di trasporto. Senza la prova dell'uscita, l'esenzione è un'affermazione senza documento.
Ley 20/1991, art. 11 — esenzione delle esportazioni (testo consolidato BOE)La soglia in euro del valore intrinseco
Fino a 150 € di valore intrinseco della spedizione, per le vendite a distanza di beni importati nell'Unione l'interfaccia elettronica è considerata fornitore ai fini dell'imposta. Il valore intrinseco non è il totale che paga il cliente: il perimetro esatto va guardato caso per caso, prima di costruirci sopra il listino.
Direttiva 2006/112/CE, art. 14 bis — in Spagna art. 8 bis Ley 37/1992
Da qui in poi il pacco esce dal territorio IGIC
Il nastro sullo scatolone è l'ultimo gesto commerciale e il primo gesto fiscale. Da quel momento contano tre cose: che cosa dice la fattura, che cosa dice il documento di trasporto e se i due si corrispondono. È la parte che si costruisce mentre si spedisce, e che non si ricostruisce più a fine anno.
Vediamo come tieni i documentiLe fatture che ricevi tu: le commissioni, e l'autoliquidazione che quasi nessuno fa
Sulle vendite ai consumatori una parte dell'imposta può assolverla la piattaforma. Sul rapporto fra te e la piattaforma, invece, il cliente sei tu: commissioni di vendita, abbonamento del profilo professionale, servizi logistici e pubblicitari sono servizi che ricevi da un fornitore che alle isole non è stabilito.
Quando un'operazione si localizza alle Canarie ed è realizzata da chi non è stabilito qui, il soggetto passivo dell'IGIC diventa il destinatario imprenditore: l'imposta te la autoliquidi tu, a debito e — se detraibile — a credito, nella stessa autoliquidazione periodica. È il meccanismo che sul lato IVA si chiama inversione del soggetto passivo, descritto per il caso speculare in come si fattura a un cliente italiano o europeo. Chi arriva con un gestionale tarato sull'IVA italiana registra le commissioni come costo e si ferma lì, trimestre dopo trimestre.
C'è poi un fatto che viene dalla piattaforma stessa: nei suoi avvisi ai venditori ha comunicato che dal 1° agosto 2024 è cambiata l'entità che emette le fatture dei servizi di vendita, e che per i venditori stabiliti in certi Paesi fattura una succursale locale, con l'imposta nazionale addebitata sulle commissioni. Come venga trattato oggi un venditore con partita IVA spagnola e domicilio canario è la prima cosa che verifichiamo: non diamo per scontato né che quelle fatture siano corrette né che siano sbagliate, le guardiamo.
Le vendite fuori dalle isole sono già esenti. La franchigia agisce sugli acquisti.
Alle persone fisiche sotto una certa soglia di operazioni è aperta una franchigia dall'IGIC: si opta con la dichiarazione censale, in fattura va la dicitura prevista, e in cambio si rinuncia a detrarre l'IGIC pagato sugli acquisti. Detta così sembra la scelta comoda, e per molte attività di servizi lo è.
Per chi vende beni e spedisce quasi tutto fuori dalle isole il conto si rovescia: quelle vendite sono già esenti per natura, perché sono esportazioni. La franchigia non toglie un'imposta che non stavi addebitando — toglie la detrazione su tutto quello che compri. E un venditore di prodotti fisici compra molto: merce, imballaggi, servizi logistici, attrezzatura per le schede di vendita, e l'IGIC che paga quando lo stock entra nelle isole.
Non è una regola, è un calcolo, e si fa sui tuoi acquisti veri prima di scegliere il regime; chi vende soprattutto ai clienti delle isole sta in una situazione diversa. Qui non stampiamo nessuna cifra di soglia, e per una ragione precisa: la soglia di accesso e la data dalla quale cambia sono state ritoccate di recente, e prima di consigliare l'adesione le verifichiamo sul testo vigente in quel momento. Il meccanismo, invece, è spiegato per esteso nella pagina sull'esenzione IGIC per i piccoli operatori.
Autónomo o società: le tasse su Amazon, e che cosa chiede davvero la ZEC al 4%
Queste sono le domande che facciamo in prima consulenza, nell'ordine in cui le facciamo. Nessun esito e nessun calcolo: servono a capire di che cosa parleremo — e a togliere di mezzo un confronto sbagliato, perché il 4% della ZEC non si misura contro il 25%.
Il negozio sta in piedi con te sola persona, o ha bisogno di una struttura?
Non serve la cifra esatta: serve sapere se l'attività può reggere costi fissi e persone.
Dove va la maggior parte dei tuoi pacchi?
È la variabile che decide il regime dell'imposta indiretta, molto prima della forma giuridica.
Che cosa succede davvero alle isole?
Per i regimi agevolati canari conta l'attività che si svolge qui, non l'indirizzo della sede.
Si parte dalla posizione di autonomo, e si guardano gli acquisti
Con le vendite già esenti per natura, la partita si gioca sull'IGIC che sopporti a monte e su quanto ne puoi detrarre. Sul lato contributivo il regime spagnolo si versa per scaglioni di rendimento netto e non ha un minimo a zero: agevolazioni e sovvenzioni per chi comincia esistono, ma ognuna ha la sua domanda e la sua finestra — le trovi nella pagina su contributi, tarifa plana e cuota cero.
Il giorno in cui entrano magazzino e persone il confronto si rifà da capo, e si rifà sui costi fissi delle due strade: li mette in fila il confronto fra autónomo e SL.
Allora l'IGIC che addebiti conta davvero
Con una quota significativa di ordini che resta alle isole, l'imposta esposta in fattura smette di essere teorica: entra nel prezzo, nell'autoliquidazione e nel confronto con i concorrenti locali. Qui la scelta del regime si fa sui numeri veri delle due gambe — vendite interne ed esportazioni — non su una regola generale.
Il confronto giusto non è con il 25%
Una società che sta sotto il milione di euro di cifra d'affari, nel 2026, non applica il 25%: applica il 19% fino a 50.000 € di base imponibile e il 21% sul resto. È il numero da cui partire per qualunque confronto, e la scala per esercizio è in imposta sulle società, Modelo 200 e scadenze.
Quanto alla ZEC, l'elenco delle attività ammesse lascia fuori, in linea generale, il commercio al dettaglio: prima ancora dei requisiti, è l'oggetto dell'attività a decidere se il discorso si apre. La guida alla ZEC le elenca una per una.
Qui il discorso si riapre, con i requisiti veri davanti
Commercio all'ingrosso, magazzinaggio e logistica rientrano fra le attività ammesse alla Zona Especial Canaria. Il regime chiede però una società di nuova costituzione, un numero minimo di assunzioni entro sei mesi dall'iscrizione, un investimento minimo da realizzare nei due anni successivi, la direzione effettiva sulle isole e l'iscrizione a un registro pubblico. Sono condizioni pensate per progetti con struttura: il primo passo è verificare se l'attività che vuoi svolgere qui vi rientra davvero.
La piattaforma dichiara i suoi venditori, e i dati passano le frontiere
È la parte che sorprende di più chi arriva da un negozio proprio: qui non sei tu l'unico a raccontare quanto hai venduto. Le piattaforme identificano i venditori e li comunicano all'amministrazione, che li scambia con le altre amministrazioni europee.
Il modello con cui la piattaforma ti comunica
Gli operatori di piattaforma raccolgono e verificano i dati identificativi dei venditori e li trasmettono con una dichiarazione informativa annuale, presentata a gennaio dell'anno successivo. Non è una segnalazione né un controllo: è un adempimento ordinario della piattaforma, che ti riguarda perché quei dati devono corrispondere ai tuoi.
Real Decreto 117/2024 · Orden HAC/72/2024 — Modelo 238Le due condizioni dell'esonero
Per la vendita di beni l'operatore è esonerato dal comunicare il venditore a cui ha procurato meno di trenta operazioni rilevanti e un corrispettivo complessivo non superiore a 2.000 € nel periodo di riferimento. Le due condizioni valgono insieme: se ne superi una sola, sei comunicato.
Real Decreto 117/2024 — obblighi di comunicazione degli operatori di piattaformaIl modello che si scambia con il quadro RW
Se il conto su cui la piattaforma accredita gli incassi è rimasto quello aperto prima di trasferirsi, quindi in un altro Paese, l'obbligo si affaccia. Chi è residente fiscale in Spagna dichiara una volta l'anno i beni e i diritti che ha all'estero, sopra le soglie previste; chi è ancora residente in Italia non compila questo modello, compila il quadro RW. Due obblighi distinti, due amministrazioni — e in mezzo l'anno in cui si passa dall'uno all'altro.
Agencia Tributaria — dichiarazione dei beni e diritti situati all'esteroC'è poi il caso di chi ha aperto una società alle isole senza spostarci la vita. Le regole italiane guardano alla sede legale, alla sede di direzione effettiva e alla gestione ordinaria in via principale: criteri alternativi, ne basta uno. Nel digitale la contestazione è più facile da sollevare, perché non c'è un capannone a smentirla — abbiamo messo in fila che cosa guarda il fisco italiano e con quali documenti si risponde.
Tasse su Amazon dalle Canarie: quello che ci chiedono
Vendo su Amazon dalle Canarie: l'IVA europea la verso io o la versa la piattaforma?
Dipende da dove parte la merce, prima ancora che dall'importo. Se il pacco parte dalle isole, per le vendite a distanza di beni importati fino a 150 € di valore intrinseco l'interfaccia elettronica è considerata fornitore e assolve l'imposta verso il consumatore; sopra quella soglia si torna all'importazione ordinaria, con l'imposta riscossa in dogana. Se invece la merce si trova già dentro la Comunità — chi ha portato lo stock in un centro logistico europeo — la piattaforma è fornitore presunto a qualunque importo, perché un venditore stabilito solo alle Canarie è trattato come non stabilito nella Comunità. Il lato canario resta tuo finché la merce parte da qui.
Posso usare la logistica della piattaforma restando alle Canarie?
Sì, ed è una struttura del tutto legittima: va però capito che cosa comporta. Per portare i prodotti nella rete logistica lo stock deve uscire dalle isole, e quel trasferimento è un'importazione nel Paese del magazzino. Le vendite successive seguono le regole di quel Paese e non più quelle dell'esportazione canaria, con la registrazione e gli obblighi che ne discendono. È una scelta di progetto, da fare con i numeri della logistica davanti, non un'impostazione da spuntare in un pomeriggio.
Le commissioni che mi addebita la piattaforma hanno l'IVA o l'IGIC?
Alle Canarie l'IVA non si applica. Un servizio ricevuto da un fornitore non stabilito alle isole, quando l'operazione si localizza qui, si assolve con l'inversione del soggetto passivo: l'IGIC te lo autoliquidi tu nell'autoliquidazione periodica, a debito e — se detraibile — a credito. La piattaforma ha comunicato ai venditori che dal 1° agosto 2024 è cambiata l'entità che emette le fatture dei servizi di vendita, e che per i venditori di certi Paesi fattura una succursale locale con l'imposta nazionale: che cosa arrivi oggi a un venditore con domicilio canario è la prima cosa che guardiamo su quelle fatture.
Devo applicare l'IGIC agli ordini che spedisco a un cliente delle isole?
Sì: un ordine che non lascia l'arcipelago è un'operazione interna, soggetta a IGIC all'aliquota che compete a quel prodotto — il tipo generale è il 7%, ma i tipi impositivi sono più di uno e il listino va classificato voce per voce. Ai clienti fuori dalle isole, invece, la stessa vendita è un'esportazione esente. Lo stesso prodotto, trattato in due modi diversi a seconda di dove va: è il motivo per cui il gestionale deve saper distinguere le due gambe fin dal primo ordine.
La piattaforma comunica al fisco quanto vendo?
Sì. Le regole europee sulla comunicazione dei dati dei venditori — il cosiddetto DAC7, recepito in Spagna e attuato dal Real Decreto 117/2024 — obbligano gli operatori di piattaforma a identificare i venditori e a comunicarli con una dichiarazione informativa annuale, il Modelo 238, presentata a gennaio. Per la vendita di beni l'esonero opera solo se restano insieme sotto trenta operazioni e sotto 2.000 € di corrispettivo: superata una delle due condizioni, i dati partono. Ed è la ragione pratica per cui i dati del tuo profilo di venditore devono corrispondere a quelli con cui dichiari.
Con una società ZEC pago il 4% sugli utili del mio negozio online?
Quasi certamente no, ed è meglio saperlo prima di costituire la società. L'elenco delle attività ammesse alla Zona Especial Canaria copre il commercio all'ingrosso, il magazzinaggio e la logistica, ma lascia fuori in linea generale il commercio al dettaglio, che è quello che fa un venditore su marketplace; a questo si aggiungono società nuova, assunzioni entro sei mesi, investimento minimo entro due anni e direzione effettiva sulle isole. E il confronto di partenza non è con il 25%: una società sotto il milione di cifra d'affari, nel 2026, applica il 19% fino a 50.000 € di base e il 21% sul resto. Se il progetto ha magazzino, personale e valore aggiunto reale alle isole il discorso si riapre e si esamina caso per caso.
Se resto residente in Italia e vendo da una società canaria, che cosa rischio?
Che la società venga considerata residente in Italia, con tutto quello che ne consegue in termini di imposte e di sanzioni. Le regole italiane guardano alla sede legale, alla sede di direzione effettiva e alla gestione ordinaria in via principale: sono criteri alternativi, e ne basta uno per la maggior parte del periodo d'imposta. Una sede alle isole con le decisioni prese altrove non regge, e in un'attività digitale la prova contraria è più difficile da costruire. Prima di guardare qualunque aliquota guardiamo questo: dove si prendono le decisioni, chi firma, da dove parte la merce e con quali documenti si dimostra.
Le altre attività digitali
Ogni attività ha la sua pagina, perché i problemi non sono gli stessi: chi vende merce incontra la dogana, chi vende servizi incontra il luogo della prestazione, chi investe incontra i report del broker.
Portiamo in chiaro dove sta la tua merce
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- Edizione 2026/2027