Network marketing: quello che incassi e quello che compri non passano dalla stessa strada.
In questo mestiere due flussi vanno in direzioni opposte: una provvigione che ti paga la casa madre, quasi sempre stabilita fuori dalle isole, e un prodotto che arriva passando dalla dogana. Le tasse sul network marketing alle Canarie si decidono nel punto in cui i due flussi si separano — non nel piano compensi, che è un documento commerciale e non una regola fiscale.
- IGICl'imposta indiretta canaria, che non è l'IVA
- Doganaogni scatola che entra alle isole è un'importazione
- Due entil'AEAT per il reddito, l'Agencia Tributaria Canaria per l'IGIC
Tasse sul network marketing: due flussi, due regole diverse
Chi lavora in una rete di vendita diretta muove due cose insieme, e l'amministrazione le guarda separatamente. Da una parte c'è un servizio: promuovi o intermedi, e la casa madre ti paga a risultato. Dall'altra c'è della merce: campioni, cataloghi, magazzino, prodotti da consegnare. Il primo flusso è fatto di documenti, il secondo di scatole — e le scatole, alle Canarie, incontrano una frontiera.
- Che cosa incassiUna provvigione: un servizio prestato a un'impresa. Se quell'impresa non è stabilita alle isole, per i servizi fra imprese l'operazione si considera realizzata dove ha sede il destinatario.
- Che cosa muoviProdotti fisici che arrivano dall'Italia, dalla penisola spagnola o da fuori dall'Unione. Quello che entra nell'arcipelago è un'importazione, non un acquisto intracomunitario.
- Che cosa resta apertoLa posizione: due dichiarazioni censali, i contributi, le autoliquidazioni periodiche. Restano anche nei mesi in cui la rete non produce niente.
È la differenza fra questo mestiere e gli altri business digitali dello stesso studio. Chi vive di contenuti o di link non ha merce da far entrare: ha un solo flusso da sistemare. Qui i flussi sono due, seguono regole opposte, e l'errore più comune nasce proprio dal trattarli come se fossero uno solo.
Quattro movimenti, quattro documenti: guarda quale stai facendo
Nella stessa giornata un distributore incassa una provvigione, riceve una spedizione dalla casa madre e consegna un prodotto a un vicino di casa. Sono operazioni diverse, con documenti diversi, e la differenza non sta in quello che fai tu: sta in chi c'è dall'altra parte e in che cosa si muove. Dei quattro casi qui sotto, uno solo resta fuori dall'imposta indiretta. Nessuno resta fuori dall'imposta sul reddito.
Il caso normale: la casa madre — italiana, peninsulare o extra-UE — non è stabilita alle Canarie. Tu le presti un servizio, e per i servizi fra imprese l'operazione si considera realizzata dove ha sede il cliente: quindi non qui.
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Il documento
Una tua fattura alla casa madre, anche quando la rete ti manda già il proprio riepilogo delle provvigioni maturate. Quel riepilogo è un documento loro: va riconciliato con i tuoi registri, e se il contratto prevede che sia l'azienda a emettere il documento per conto tuo, l'accordo va letto prima e non dopo.
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L'imposta
Nessuna imposta indiretta in fattura, con la menzione che spiega perché non c'è: la assolve il destinatario nel proprio Paese.
niente IGIC -
Il momento
Le provvigioni si consolidano dopo resi e storni: fra il volume di un mese e l'importo liquidato ci sono differenze, e a cavallo dell'anno la differenza finisce in due dichiarazioni diverse. Il numero che conta è quello dei tuoi registri, non il punteggio del piano compensi.
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Dove finisce
Nel rendimento netto dell'attività, cioè nell'imposta sul reddito, con l'acconto trimestrale. La ritenuta che in certi casi sostituisce quell'acconto la applicano i clienti spagnoli: se la casa madre è stabilita altrove non c'è, e l'acconto resta a carico tuo.
IRPF · Modelo 130
La casa madre ti spedisce i prodotti: dall'Italia, dalla penisola spagnola o da fuori dall'Unione. Cambiano i documenti, non l'esito — ed è questa la cosa che sorprende quasi tutti.
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Che operazione è
Un'importazione. Le Canarie stanno dentro il territorio doganale dell'Unione ma fuori dal suo territorio dell'imposta sul valore aggiunto: la merce che entra nell'arcipelago passa comunque da una frontiera fiscale.
importazione, sempre -
Che cosa serve
Una dichiarazione doganale e, quando è dovuto, l'IGIC liquidato all'importazione: per le spedizioni di valore modesto esistono esenzioni, ma non coprono tutte le merci. Il corriere aggiunge in ogni caso le proprie spese di gestione della pratica: è un costo del tuo magazzino, non un imprevisto.
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Che cosa recuperi
L'imposta pagata all'importazione si porta in detrazione secondo le regole del regime in cui ti trovi. Sotto la franchigia riservata ai piccoli imprenditori non si detrae: resta un costo secco.
dipende dal regime -
L'abitudine da perdere
Chi arriva dall'Italia si aspetta la procedura di un acquisto da un altro Paese dell'Unione. Non è quella: il pacco resta fermo finché la pratica non è chiusa, e chi lo scopre dal cliente che si lamenta lo scopre tardi.
Qui non intermedi soltanto: vendi tu il prodotto a un consumatore residente nelle isole. L'operazione è interna, e l'imposta la addebiti tu.
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Il documento
Fattura o documento sostitutivo con l'imposta esposta, secondo le regole di fatturazione applicabili alle vendite ai consumatori.
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L'imposta
L'IGIC con il tipo che corrisponde al prodotto venduto. L'imposta ha più tipi impositivi e non tutto sta nel generale: la profumeria, in certe condizioni, ne sconta uno più alto — ed è merce tipica di questo settore. Applicare il tipo generale a occhi chiusi su tutto il catalogo è un errore che poi si corregge a ritroso, fattura per fattura.
l'aliquota è del prodotto -
Dove finisce
Nelle autoliquidazioni periodiche all'Agencia Tributaria Canaria, che è un'amministrazione diversa dall'AEAT: portale diverso, modelli diversi, notifiche diverse.
Meno frequente, ma esiste: chi ti paga la provvigione ha sede alle isole. Qui l'operazione è interna anche sul lato del servizio, e la fattura cambia faccia.
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Il documento
Fattura ordinaria, con l'imposta esposta accanto all'imponibile.
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L'imposta
Sui servizi si applica il tipo generale dell'IGIC, il 7%, salvo che l'operazione rientri in uno degli altri tipi previsti.
IGIC 7% -
Dove finisce
Nelle autoliquidazioni periodiche all'Agencia Tributaria Canaria, con in detrazione l'imposta pagata su acquisti, importazioni e spese dell'attività.
Stesso mestiere, quattro movimenti: in tre l'imposta indiretta compare, in uno no — e nessuno dei quattro ti toglie dall'imposta sul reddito.
Che cosa cambia davvero rispetto all'Italia
Qui il confronto non va tutto nella stessa direzione, e dirlo è più utile che nasconderlo.
In Italia l'incaricato alle vendite a domicilio ha un regime leggero: sulle provvigioni si applica una ritenuta a titolo d'imposta, calcolata sull'ammontare ridotto del 22% a titolo di deduzione forfetaria delle spese, e quel reddito non entra in dichiarazione. Alle Canarie un regime equivalente non esiste. Quindi la risposta onesta non è sempre «vieni»: chi in Italia fattura poco, dentro quel regime, può stare meglio dov'è. Il confronto si ribalta quando la rete produce un reddito continuativo — e allora non si confrontano due aliquote, si confrontano due strutture: imposta, contributi e costo della posizione aperta, tutti insieme.
La deduzione forfetaria italiana
La ritenuta dell'incaricato alle vendite a domicilio non si calcola sull'intera provvigione: la base è l'ammontare ridotto del 22 per cento a titolo di deduzione forfetaria delle spese di produzione del reddito. L'aliquota è quella del primo scaglione, quindi cambia quando cambia lo scaglione: qui trovi la regola di calcolo, non la cifra.
Art. 25-bis, comma 6, DPR 600/1973Le soglie di reddito che ti tengono fuori dalla posizione
La legge spagnola non fissa una soglia sotto la quale l'attività non conta: l'obbligo nasce dallo svolgimento di un'attività economica in modo abituale, personale e diretto a titolo lucrativo. L'abitualità è una valutazione di fatto, costruita dalla giurisprudenza: si guarda il caso, non un importo.
Estatuto del trabajo autónomo — ambito di applicazioneLe amministrazioni con cui ti registri
L'apertura della posizione è doppia: la dichiarazione censale all'AEAT per l'attività e l'imposta sul reddito, e quella all'Agencia Tributaria Canaria per l'IGIC. Chi ne fa una sola resta a metà, e se ne accorge alla prima autoliquidazione.
AEAT e Agencia Tributaria Canaria — dichiarazioni censali
Ogni scatola che arriva dall'Italia entra come un'importazione
Lo stock non «arriva»: entra. Dichiarazione doganale, imposta da liquidare alla frontiera quando è dovuta, spese di gestione del corriere e tempi che non decidi tu. È l'unica voce del mestiere che si può stimare prima, guardando quanto materiale la casa madre ti manda in un anno — e quasi nessuno la mette nel conto.
Mettiamolo nel conto insiemeQuando il prodotto attraversa la dogana
Le Canarie sono Spagna e sono Unione europea, ma non fanno parte del territorio dell'imposta sul valore aggiunto: al suo posto c'è l'IGIC. Restano invece dentro il territorio doganale dell'Unione — non è la dogana di un Paese terzo qualunque — ma la merce che entra passa lo stesso da una pratica. E la pratica è la stessa che il tuo stock sbarchi a Gran Canaria, a Tenerife o a Fuerteventura: cambia il porto, non l'adempimento.
- 1 · Parte la spedizioneDal magazzino della casa madre, in Italia, in penisola o fuori dall'Unione. La provenienza cambia i documenti da preparare, non la natura dell'operazione.
- 2 · La frontieraDichiarazione doganale e, quando è dovuto, IGIC liquidato all'importazione. Il corriere aggiunge le proprie spese di gestione: si pagano anche quando la merce è tua e viaggia da sé.
- 3 · Il tuo magazzinoQuello che entra per essere venduto va tenuto separato da quello che consumi tu o la tua famiglia. La separazione si documenta con il registro, non a memoria.
- 4 · La venditaSe il cliente finale è residente nelle isole l'imposta la addebiti tu, con il tipo che corrisponde al prodotto. Se invece hai solo promosso, non hai venduto niente.
E il kit iniziale? I campioni «in omaggio»? Arrivano dalla stessa strada — sono merce che entra, e la frontiera non fa sconti perché il documento di trasporto dice «gratuito» — ma come si valutano e che cosa rappresentano per il tuo reddito dipende dal contratto con la casa madre. È una delle domande che si guardano con il contratto in mano.
La franchigia dall'IGIC: quando semplifica e quando costa
Alle persone fisiche sotto una certa soglia di volume annuo è aperto un regime di franchigia: si fattura senza imposta, con la dicitura prevista, e in cambio si rinuncia a detrarre l'IGIC pagato sugli acquisti. Per chi incassa solo provvigioni dall'estero sembra la scelta comoda. Per chi tiene magazzino è un'altra cosa: l'imposta pagata alla frontiera smette di essere un credito e diventa un costo.
Che cosa fai, in concreto?
Non è una domanda di categoria: cambia il peso dell'imposta che paghi sugli acquisti.
Quanto compri per lavorare, e dove?
Anche senza magazzino ci sono acquisti: campioni, materiale, formazione, pubblicità, attrezzatura, trasferte.
Chi risulta importatore della merce?
È il punto che decide chi paga l'imposta alla frontiera e chi può detrarla.
Qui la franchigia pesa poco — ma non è per sempre
Se comunque non addebiteresti l'imposta e compri poco, la rinuncia alla detrazione costa poco. Restano da guardare gli obblighi formali che il regime porta con sé e la dicitura da mettere in fattura. E la scelta si rifà: il giorno in cui la casa madre ti chiede di tenere magazzino, i conti sono altri. Le condizioni del regime sono spiegate nell'articolo sull'esenzione IGIC per i piccoli imprenditori.
Qui la franchigia si misura, non si sceglie
Con acquisti fatti alle isole l'IGIC che paghi è un credito, e la franchigia lo cancella. Il conto si fa su un anno di spese vere, non su una previsione ottimistica, e si rifà quando la struttura dei costi cambia.
È il caso in cui la franchigia costa di più
Chi tiene magazzino importa spesso, e ogni spedizione soggetta porta un'imposta liquidata alla frontiera. Nel regime generale quell'imposta rientra; sotto la franchigia resta dove sta, e si somma al prezzo di ogni prodotto che hai in magazzino. È uno degli errori più cari di questo mestiere, e si commette scegliendo «il regime più semplice». Vedi le condizioni dell'esenzione IGIC per i piccoli imprenditori.
Prima del regime, una domanda più semplice
Bisogna leggere il contratto e i documenti di spedizione: da lì si vede chi compare come importatore, chi ha pagato l'imposta alla frontiera e a nome di chi. Finché non è chiaro quello, la scelta del regime si fa al buio — ed è una scelta che si comunica all'amministrazione, non una preferenza interna.
Partita IVA per il network marketing: che cosa si apre, e con chi
La dichiarazione di inizio attività non ha soglie e non si rimanda alla prima provvigione seria: si fa prima della prima operazione. E alle Canarie non è un adempimento solo, sono due, perché le amministrazioni sono due.
Le due dichiarazioni censali
All'AEAT si dichiara l'inizio dell'attività e si sceglie la classificazione; all'Agencia Tributaria Canaria si apre la posizione ai fini dell'IGIC, ed è lì che si esercita anche l'opzione per il regime di franchigia. Sono due enti, due portali, due serie di modelli da presentare.
prima della prima operazioneLa classificazione dell'attività
Non esiste una voce «network marketing». Si sceglie fra quelle del commercio al dettaglio fuori da un locale permanente, quella della vendita per corrispondenza o catalogo e quelle professionali della mediazione, guardando che cosa fai davvero: se compri e rivendi, oppure se promuovi in nome altrui. Non è un'etichetta — da lì dipende anche il trattamento delle ritenute.
una decisione, non una formalitàI contributi, anche nei mesi vuoti
Il regime spagnolo dei lavoratori autonomi non ha un minimo «zero»: si versa a scaglioni sul rendimento netto previsto, fin dal primo mese. In una rete gli incassi non sono regolari — un mese la campagna gira, quello dopo no — ma la quota si paga anche nei mesi in cui la rete non produce niente. Per chi comincia esistono una quota ridotta statale e una sovvenzione canaria che può rimborsarla, ognuna con la propria domanda e la propria finestra.
dal primo giornoUn dettaglio che sposta la cassa più di quanto sembri: sulle fatture professionali i clienti spagnoli — imprese e professionisti — applicano una ritenuta sull'imposta sul reddito, la classica del 15% o del 7% per i nuovi autónomos; sulle attività d'impresa in stima diretta, di regola, non c'è. E quando la ritenuta copre la maggior parte delle fatture, l'acconto trimestrale non si presenta. Se la casa madre non è stabilita in Spagna, invece, se e quanto trattenga lo dicono il contratto e la convenzione fra i due Stati: è una verifica da fare sui documenti, non una conclusione da dare per scontata.
Multilivello e piramide: dove la legge spagnola mette la linea
La legge statale spagnola sull'ordinamento del commercio al dettaglio disciplina la vendita multilivello per nome — è l'articolo 22 della Ley 7/1996 — e le pone limiti espressi: non si può imporre un acquisto minimo di prodotti senza un patto di riacquisto alle stesse condizioni; la quota d'ingresso non può essere qualcosa di diverso dal corrispettivo dei prodotti e del materiale promozionale, informativo o formativo consegnati; e la rete non può essere organizzata senza garantire l'inquadramento regolare di chi vi lavora. L'articolo successivo vieta le vendite piramidali e dichiara nulle di pieno diritto le clausole contrarie.
Da lì escono le tre domande che facciamo quando qualcuno ci porta un contratto: da dove viene il compenso — dalla vendita o dal reclutamento —, che cosa si paga per entrare e che cosa succede al magazzino invenduto se ci si ferma. Un albero disegnato su una lavagna non è uno schema piramidale: la differenza sta nelle clausole, non nel disegno.
Ci sono poi due figure che vale la pena conoscere, e nessuna delle due è una punizione automatica. Se almeno il 75% dei tuoi redditi viene da un solo committente puoi rientrare fra i lavoratori autonomi economicamente dipendenti: quella percentuale è però solo il primo requisito — ne servono altri cinque insieme, dal non avere dipendenti all'essere pagato a risultato assumendone il rischio — e il contratto va messo per iscritto e registrato presso l'ufficio pubblico. È uno status che porta tutele, non una sanzione. All'estremo opposto sta la relazione di lavoro speciale dei rappresentanti di commercio, che però esclude espressamente chi opera come titolare di un'organizzazione imprenditoriale autonoma, con mezzi e personale propri: si guarda a chi decide orari, itinerari, criteri di distribuzione e prezzi.
Network marketing e tasse: quello che ci chiedono
Devo aprire la partita IVA per il network marketing anche se guadagno poco?
L'apertura della posizione è dovuta dalla prima operazione economica, e alle Canarie è doppia: la dichiarazione censale all'AEAT e quella all'Agencia Tributaria Canaria per l'IGIC. Per l'iscrizione al regime dei lavoratori autonomi il criterio non è una soglia di reddito ma l'abitualità dell'attività, che è una valutazione di fatto e si fa caso per caso. Quello che non c'è, alle Canarie, è l'equivalente del regime italiano dell'incaricato alle vendite a domicilio: chi arriva contando su quello si trova davanti un sistema diverso.
Sulla provvigione che mi paga la casa madre devo mettere l'IGIC?
Di regola no, quando la casa madre è un'impresa non stabilita alle Canarie: per i servizi fra imprese l'operazione si considera realizzata dove ha sede il destinatario, quindi la fattura esce senza imposta e deve dire perché non c'è. L'IGIC torna quando chi ti paga ha sede alle isole, e torna anche quando sei tu a vendere il prodotto a un cliente finale residente qui — con la differenza che in quel caso il tipo impositivo è quello della merce, non automaticamente il generale.
I prodotti che mi manda l'azienda passano dalla dogana?
Sì. Le Canarie stanno dentro il territorio doganale dell'Unione ma fuori dal territorio dell'imposta sul valore aggiunto: ogni spedizione in entrata è un'importazione, con la sua dichiarazione doganale e con l'IGIC liquidato alla frontiera quando è dovuto — per le spedizioni di valore modesto esistono esenzioni, che però non riguardano tutte le merci. Non è un acquisto intracomunitario, vale anche per la merce che arriva dalla penisola spagnola, e le spese di gestione del corriere sono un costo reale da mettere in preventivo. Vale la pena chiarire prima, sul contratto, chi risulta importatore.
Mi conviene la franchigia dall'IGIC per i piccoli imprenditori?
Dipende da quanto compri, non da quanto incassi. Chi tiene magazzino paga l'imposta a ogni importazione: nel regime generale quell'imposta si detrae, sotto la franchigia diventa un costo che si somma al prezzo di ogni prodotto. Chi invece incassa solo provvigioni da una casa madre estera non addebiterebbe comunque l'imposta, e la rinuncia alla detrazione pesa meno. Prima di scegliere guardiamo un anno di acquisti veri, non una previsione.
Il network marketing è legale in Spagna, e come si distingue da uno schema piramidale?
La vendita multilivello è disciplinata per nome dalla legge statale sull'ordinamento del commercio al dettaglio, che le pone limiti espressi: niente acquisto minimo imposto senza patto di riacquisto alle stesse condizioni, quota d'ingresso che non può eccedere il corrispettivo dei prodotti e del materiale consegnati, inquadramento regolare di chi lavora nella rete. L'articolo successivo vieta invece le vendite piramidali e dichiara nulle di pieno diritto le clausole contrarie. Quale disciplina si applichi in concreto a un contratto eseguito alle Canarie va verificato caso per caso, perché il commercio interno è materia su cui le comunità autonome legiferano.
Posso restare residente in Italia e aprire solo la posizione alle Canarie?
Sono due cose diverse e non reggono a lungo insieme. La residenza fiscale segue i fatti — giorni di presenza, centro degli interessi, iscrizione all'anagrafe degli italiani all'estero — non il contratto d'affitto né la data dell'apertura della posizione, e in caso di doppia residenza decide la convenzione fra Italia e Spagna. Chi resta residente in Italia continua a dichiarare lì il reddito ovunque prodotto. Chi si trasferisce davvero, invece, si porta dietro degli obblighi informativi verso la Spagna sui beni che restano in Italia: il regime sanzionatorio speciale che li accompagnava è caduto, ma l'obbligo di dichiarare è rimasto, e si misura sui saldi, non su quanto hai incassato.
Con la ZEC pago il 4%?
Non se lavori come persona fisica: il regime della Zona Especial Canaria è riservato a entità di nuova costituzione, e questo da solo chiude il discorso per la gran parte di chi fa questa attività. Anche costituendo una società restano un investimento minimo da realizzare nei primi due anni, un numero minimo di assunzioni da fare entro sei mesi dall'iscrizione e da mantenere come media annua, la direzione effettiva alle isole e un oggetto sociale compreso fra le attività ammesse. Il 4% non è un automatismo che si ottiene registrandosi alle isole: è un regime a requisiti, fissati dalla legge e verificati dal Consorcio de la Zona Especial Canaria. Dirlo prima è più utile che scoprirlo dopo aver costituito la società.
Le altre attività digitali
Ogni attività ha la sua pagina, perché i problemi non sono gli stessi: chi vende merce incontra la dogana, chi vende servizi incontra il luogo della prestazione, chi investe incontra i report del broker.
Parliamo della tua rete e del tuo magazzino
Ci dici chi ti paga, che cosa ti spedisce l'azienda e dove sei residente oggi. Ti diciamo quali posizioni si aprono, in che ordine si fanno le cose e che cosa cambia rispetto a come lavoravi in Italia.
- Un'ora con un commercialista dello studio, in italiano.
- In videochiamata, oppure nel nostro ufficio a Las Palmas.
- Ti diciamo anche quando non conviene: capita, e lo diciamo.
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Il Kit per trasferirsi alle Canarie. Gratis, subito.
Ventinove pagine: i nove passi nell'ordine in cui servono davvero, i costi indicativi, gli errori che costano cari e i link ufficiali. Nei tre mesi dopo ti scriviamo noi dello studio, un passaggio alla volta: nessun indirizzo ceduto a terzi, e ci si cancella con un clic.
- 29 pagine
- Edizione 2026/2027